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Chiesa Santa Chiara a Napoli

Il complesso conventuale, uno dei più insigni monumenti medievali napoletani, si sviluppa alla destra di piazza del Gesù, percorrendo la via Benedetto Croce, parte di Spaccanapoli, lungo e stretto rettilineo che sembra dividere la città da Ovest ad Est, e che corrisponde nella parte centrale al decumano inferiore dell’abitato greco-romano.
La cittadella monastica fu edificata per volere di Roberto d’Angiò e della sua seconda moglie, Sancha di Maiorca. Celebrato anche da Francesco Petrarca, divenne in breve il più facoltoso convento cittadino. La sua realizzazione, tra il 1310 ed il 1328, spetta a Gagliardo Primario che lo ideò in forme gotico-provenzali, sfruttando il tufo giallo ed il piperno grigio; elementi architettonici romani furono inglobati nella fabbrica gotica.
La chiesa subì una profonda ristrutturazione barocca da parte di Domenico Antonio Vaccaro e Gaetano Buonocore (1742-1769); i maggiori pittori del tempo, tra cui Francesco De Mura, Sebastiano Conca e Giuseppe Bonito, l’arricchirono di affreschi e di grandi tele.
Una decorazione sfarzosa di cui rimane il ricordo nelle preziose lastre fotografiche precedenti al bombardamento del 1943, in seguito al quale la chiesa ha subito un imponente intervento di restauro che ne ha ripristinato le originarie forme gotiche. Si può ancora ammirare il superbo pavimento di marmi commessi, realizzato da Ferdinando Fuga (1761-1763).
Nella semplice facciata spiccano il rosone ed il pronao trecenteschi. L’interno è costituito da un’ampia aula rettangolare, priva di abside e transetto. Dell’imponente ciclo di affreschi di Giotto (1328-1330) sopravvivono alcuni frammenti di un Compianto su Cristo morto e di Stalli di coro, collocati nel coro delle clarisse, uno dei più importanti monumenti dell’architettura gotica a Napoli.
Del corredo scultoreo della chiesa, in origine ricchissimo, si apprezzano le tombe angioine realizzate da Tino di Camaino e da Giovanni e Pacio Bertini; come anche opere di Antonio Baboccio da Piperno, Giovanni da Nola e Michelangelo Naccherino.
Di rilievo è anche il campanile, composto di un primo livello trecentesco e da due tardocinquecenteschi. Rinomato il chiostro, dai mirabili pilastri e sedili rivestiti di preziose maioliche, raffiguranti scene di vita settecentesca, serti e festoni di vite e di glicine.

Ultimo aggiornamento:

Giovedì 15 Gennaio 2015, ore 15:26