Ministero dell'Interno

Ministero dell’Interno

Tu sei qui

Alfano: campi in Africa dove fare lo screening dei richiedenti asilo

12 Marzo 2015

Ultimo aggiornamento:

Venerdì 20 Marzo 2015, ore 15:08
Il ministro dell’Interno a Bruxelles spiega come frenare il flusso migratorio nel Mediterraneo

«Le stime sulla popolazione che si ammassa in Libia in attesa di venire attraverso il Mediterraneo non possono essere precise al dettaglio» ha ammesso il ministro dell’Interno Angelino Alfano da Bruxelles, a margine del Consiglio Affari interni Ue che si è riunito oggi per discutere su terrorismo e immigrazione. In quella zona, però, ha osservato Alfano, «la pressione è altissima» ed è «dovere della comunità internazionale trovare una soluzione». 

«La strada diplomatica resta quella principale. Se non si risolve la questione libica è inutile parlare di immigrazione con la speranza di bloccare le partenze», ha dichiarato Alfano ricordando come l’ottima collaborazione con la Turchia ha fatto cambiare le rotte del traffico di esseri umani.

Le cifre fornite la scorsa settimana dal direttore generale di Frontex stimavano fra 500 mila e un milione di persone in arrivo sulle coste sud dell'Europa. Per far fronte al fenomeno, l'Italia sostiene la proposta di istituire nei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo dei centri per la gestione delle richieste di asilo. 
«La nostra idea – ha spiegato Alfano - è di costituire dei campi in Africa, sull'altra sponda del Mediterraneo, in modo tale che lì si facciano le richieste d'asilo e che lì si dica sì o no. Coloro a cui si dice no restano lì, gli altri ovviamente devono essere ripartiti e divisi in modo equo fra tutti i Paesi europei».

Chiaramente, ha proseguito il ministro, non si tratterebbe di una missione di Polizia, ma di «una missione umanitaria che consenta all'Europa di fare lì uno screening e di sottrarre un bacino di mercato enorme ai mercanti di morte e ai trafficanti di esseri umani». Inoltre, «non è un'azione che si possa immaginare facciano solo i governi o gli Stati, ma sarà indispensabile il supporto delle organizzazioni umanitarie multilaterali». «Quanto alle questioni tecniche e organizzative – ha concluso - si dovrà discutere quando ci sarà il sì politico a questa proposta».