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Cyberbullismo: difendersi si può

14 Maggio 2015

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Ultimo aggiornamento:

Venerdì 11 Marzo 2016, ore 12:18
Informarsi e denunciare, senza paura, sono i primi strumenti per affrontare un fenomeno percepito dagli adolescenti come una delle minacce principali. I dati sul fenomeno e gli strumenti per proteggersi e muoversi consapevoli nel web

di Maria Grazia Loreto

Numeri e dimensioni del fenomeno - Secondo i dati sui reati connessi al cyberbullismo forniti dalla Polizia postale e delle comunicazioni, aggiornati al 30 aprile 2015, sono 72 le denunce di episodi con vittime minorenni e 34 le denunce all'autorità giudiziaria di ragazzi minorenni presunti cyberbulli. Fra gli episodi denunciati prevalgono i furti di identità digitale sui social network (26), seguiti dalla diffamazione on line (15, via telefono o web) e dalle minacce (11, via telefono o web), mentre le denunce di minorenni, 34, sono soprattutto per diffusione di materiale pedopornografico (14), minacce (8), diffamazione on line (5).

Nel 2014, sempre in base ai dati della Polizia, le denunce di episodi con vittime minorenni sono state in tutto 317, i minorenni denunciati 28.

Parliamo di un fenomeno che equivale, secondo i dati del convegno 'Non più bulli e cyberbulli. per una scuola attiva e accogliente' (Roma, Senato della Repubblica, 13 aprile 2015), al 20% del totale dei casi di bullismo ma riguarda da vicino migliaia di adolescenti, come emerge dalle indagini.

Secondo quella realizzata nel 2014 da skuola.net su un campione di oltre 2100 studenti di terza media il 31% dei ragazzi è stato almeno una volta vittima di forme di cyberbullismo, nel caso di ragazze si sale al 35%. Per il 37,3% di loro il cyberbullismo è peggiore del bullismo 'tradizionale' e, per il 53,7%, anche più frequente.

Gli strumenti per difendersi - Informarsi per conoscere e prevenire è già un buon passo avanti sia per i ragazzi, i diretti interessati, che per le famiglie e la scuola. Spesso, infatti, come verificano gli operatori della Polizia di Stato durante le tante iniziative di sensibilizzazione, è la non conoscenza del proprio disagio e delle conseguenze di un uso inconsapevole del web e dei social la prima causa  del fenomeno. Sono tanti i siti web di supporto e tante le iniziative di sensibilizzazione sul tema, come Una vita da social, il camper della Polizia di Stato che gira l'Italia, con una sosta anche all'Expo Milano 2015, per spiegare a ragazzi e adulti come usare il web in sicurezza proteggendosi da cybercrime e cyberbullismo.

Tra le ultime novità, è da poco on line il Glossario dei comportamenti devianti on line iGloss@ del ministero della Giustizia. Si tratta di uno strumento di consultazione per i giovani, i genitori, gli insegnanti e gli operatori (sociali, sanitari, giudiziari) che aiuta anche a distinguere tra comportamento deviante e reato grazie alle precisazioni "questo è reato!" o "questo è comportamento a rischio!" che accompagnano le voci. In fondo a ognuna, inoltre, c'è la possibilità di inviare un'e-mail - anonimato e privacy garantiti - per raccontare un'esperienza, chiedere informazioni o segnalare nuovi termini.

Cosa - Il bullismo, dall'inglese 'bullying', raccoglie un insieme di comportamenti oppressivi, prevaricatori, di tipo fisico e/o psicologico, ripetuti nel tempo, quindi potenzialmente persecutori, da parte di un soggetto o un gruppo – che chiameremo 'il bullo' - verso un altro soggetto - la vittima - percepito come più debole, vulnerabile, o diverso, per aspetto fisico, orientamento sessuale, religione, razza, lingua.

Le dinamiche del bullismo non coinvolgono solo il bullo e la sua vittima ma anche altre figure: gli aiutanti del bullo e i suoi sostenitori, che pur non agendo direttamente incitano o assistono; il difensore della vittima; la 'maggioranza silenziosa' che non prende posizione. Gli atti di bullismo spesso non sono semplici manifestazioni di aggressività adolescenziale da parte del soggetto più forte  - per età, forza fisica o posizione rivestita nel gruppo dei coetanei - ma un segnale di disagio emotivo, che assume sempre più rilievo a livello psico-sociale.

Come - È diretto quando consiste in attacchi fisici o verbali, indiretto quando l'attacco è sul piano psicologico, con l'isolamento della vittima, anche se nella realtà spesso i piani si sovrappongono. Con l'uso sempre più capillare del web e l’accesso sempre più ampio e precoce alle tecnologie (pc, smartphone, tablet) da parte dei ragazzi, spesso senza la supervisione di un adulto, il bullismo è diventato anche 'cyber'.

Comportamenti devianti aggressivi, persecutori, passano attraverso i social network, i blog, le chat, i news-group, i forum: diffusione di messaggi via sms, e-mail con contenuti violenti, offensivi o volgari (il flaming), invio ossessivo di messaggi denigratori, di carattere persecutorio (harassment o put down, mirato a demolire la reputazione di una persona), troll (messaggi provocatori o insinuatori, finalizzati a infastidire, disturbare), diffusione di immagini, magari sexy o hot 'rubate' violando l’account della vittima. E ancora, diffusione di dati personali, furto d'identità o sostituzione di persona (masquerade) per creare profili fittizi sui social o spedire messaggi a nome altrui; banning o exclusion, cioè l'esclusione della 'vittima' da una community on line, Internet polling, quando si lanciano sondaggi on line per classificare la/le vittime in base ai loro difetti.

In alcuni casi, come il cyberstalking o la pedopornografia on line, configurano anche dei reati, prova di quanto sia labile, a volte, il confine tra cyberbullismo e cybercrime. Generano disagio, vergogna, sofferenza, isolamento, depressione, secondo un'indagine del 2009 (Hinduja e Patchin), più rabbia e frustrazione se la vittima è una ragazza, più vergogna e spavento se è un ragazzo. Situazioni che, comunque, possono degenerare nell'autolesionismo, fino ai casi, estremi, di suicidio riportati dalle cronache.

Anche se esiste una continuità tra bullismo 'tradizionale' e cyberbullismo - come dimostrano i casi di cyberbashing, quando le aggressioni 'fisiche' o le molestie alla vittima vengono riprese e poi postate sul web e diffuse sui social - e anche se le caratteristiche di base del 'bullo' e della 'vittima' - per il primo aggressività, impulsività, intolleranza, incapacità di empatia e scarso riconoscimento dell'autorità; per la seconda insicurezza, bassa autostima, tendenza alla sottomissione, chiusura, isolamento, difficoltà a chiedere aiuto – rimangono le stesse, quando il bullismo si sposta sul web cambiano le dinamiche e le sue manifestazioni. Che diventano più intense e lesive, perché il cyberbullismo ha delle caratteristiche particolari, legate al 'mezzo'.

Nel web, infatti, si può agire sempre, senza limiti spazio-temporali, quindi spegnere il cellulare non protegge e la vittima è sempre esposta; si può agire rimanendo anonimi o dietro un nickname, un'identità fittizia, forma di 'invisibilità che allenta i freni etici e inibitori. Non si ha di fronte la vittima e non si è esposti al suo sguardo. La visibilità, e la platea di spettatori che interagiscono, sono potenzialmente illimitate, il che incita a intensificare la persecuzione.

Inoltre, si verifica un’inversione rispetto alla ‘normale’ distribuzione delle competenze: in questo caso, spesso è l’adulto ad essere molto meno esperto del ragazzo sull’uso delle tecnologie digitali.

Le politiche di prevenzione e contrasto - Il fronte principale di azione è quello della prevenzione, attraverso la sensibilizzazione e l’ascolto. In questa direzione si muovono le Linee di orientamento per azioni di prevenzione e contrasto al bullismo e al cyberbullismo presentate dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il documento prevede un coinvolgimento a tutto campo delle scuole - con un investimento di 2 milioni di euro - per forme di monitoraggio, percorsi di formazione per studenti e famiglie, apertura di sportelli di ascolto, oltre a indicazioni su come tutelarsi.

Sono, inoltre, all’esame del Parlamento due disegni di legge per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo.

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