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Democrazia e libertà di stampa, Palermo ricorda il giornalista antimafia Mario Francese

7 Febbraio 2019

Ultimo aggiornamento:

Mercoledì 20 Febbraio 2019, ore 10:42
Dibattito in prefettura con gli studenti e i giornalisti Paolo Borrometi e Anabel Hernandez

«Sognate di essere liberi e fate scelte che vi consentano di esserlo»: da un giornalista in ricordo di un altro giornalista, ucciso nel 1979 dalla mafia per averne raccontato la trasformazione da agricola a imprenditoriale, l'ascesa al suo interno dei corleonesi.

È il messaggio che ha rivolto ieri a un gruppo di ragazzi dei licei scientifici Galilei e Croce e dell'istituto superiore Ascione di Palermo il giornalista Paolo Borrometi, ospite insieme alla giornalista messicana Anabel Hernandez del dibattito su "Libertà di stampa, un valore insostituibile per la democrazia" organizzato dalla prefettura in ricordo del giornalista antimafia Mario Francese, presente anche il figlio Massimo.

Borrometi - sotto scorta per le minacce mafiose ricevute dopo le sue inchieste su infiltrazioni di clan catanesi, ragusani e siracusani nel settore agro alimentare - e Hernandez - che ha dovuto trasferirsi negli Usa per le minacce dopo il suo libro inchiesta "La terra dei narcos" - sono stati introdotti dal prefetto di Palermo,  Antonella De Miro, che ha voluto il convegno per parlare a ragazze e ragazzi di libertà di stampa e valori democratici attraverso il ricordo di un giornalista, celebrato anche attraverso la campagna social del ministero dell'Interno "Lo Stato ricorda", «che ha pagato con la vita il suo impegno per la ricerca della verità», e la testimonianza di chi quello stesso impegno porta ancora avanti pagando un prezzo alto.

«L'invito da raccogliere è quello di essere protagonisti della propria storia», ha detto De Miro ricollegandosi alle parole di Borrometi, invitando i ragazzi a «studiare, per essere informati e pretendere un’informazione libera, così da essere in grado di appropriarsi del proprio futuro». Un futuro fatto anche dalle scelte personali di ciascuno, delle quali ciascuno deve prendersi la responsabilità, ha sottolineato raccontando la sua storia la giornalista messicana: «I giornalisti con la ricerca della verità danno uno strumento, il resto lo deve fare la società con le sue scelte quotidiane».

I ragazzi, informa la prefettura, sono intervenuti con interesse e partecipazione animando il dibattito con le loro domande, rendendo così possibile il dialogo - ha sottolineato ringraziandoli il prefetto - tra istituzioni, scuola e mondo dell'informazione.

La locandina del convegno

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