Ministero dell'Interno

Ministero dell’Interno

Tu sei qui

Formare per integrare: una nuova stagione per le politiche migratorie

20 Luglio 2016

Ultimo aggiornamento:

Mercoledì 3 Agosto 2016, ore 09:15
Siglato al Viminale un protocollo di intesa per finanziare gli studi a 100 giovani meritevoli e titolari di protezione internazionale

servizio di Sonia Seghetta

L’istruzione è un elemento molto importante per l’integrazione. Su questo principio si basa il protocollo d’intesa siglato oggi al Viminale dal viceministro Filippo Bubbico, dal direttore centrale per le politiche per l’immigrazione e l’asilo Rosetta Scotto Lavina e dal presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Ucri) Gaetano Manfredi.

L’accordo prevede il finanziamento allo studio per 100 studenti titolari di protezione internazionale. I più meritevoli potranno frequentare, già dall’anno accademico 2016/2017, un corso di laurea, triennale o magistrale, o un dottorato di ricerca. Gli atenei che aderiscono al progetto sosterranno i giovani con l’esonero totale delle tasse e dei contributi universitari e garantiranno l’accesso alle biblioteche e ai servizi offerti agli studenti. Il ministero dell’Interno concorrerà sostenendo i costi di vitto e alloggio degli studenti utilmente collocati nelle graduatorie degli atenei.

«Si apre una nuova stagione, una nuova dimensione delle politiche migratorie», ha dichiarato il viceministro Bubbico. Tali iniziative rappresentano «tanti piccoli semi che servono a costruire una politica capace di trasformare questa grande criticità che stiamo vivendo in una straordinaria opportunità per il Paese». Il protocollo, ha ricordato, fa parte di un progetto più ampio che ha già portato alla sigla di un analogo protocollo con la Pontificia Università Lateranense. Gli accordi prevedono anche la valutazione del merito degli studenti, «mettono al centro la dignità della persona e rifuggono da atteggiamenti banalmente caritatevoli verso chi è in difficoltà». La cooperazione tra i Paesi, ha sostenuto inoltre, determina la possibilità di una reciproca crescita.

Si tratta di un percorso fondamentale «in un tempo come questo», ha osservato in apertura il capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione Mario Morcone. Perché si vuole scommettere sull’inclusione sociale, questa è la partita vera: «trasformare le difficoltà dell’accoglienza in un’opportunità» e sostituire, «alle chiacchiere vuote sugli arrivi», «un percorso che rilanci lo sviluppo del Paese». Il prefetto Morcone, infatti, convinto della «necessità di un progetto sistemico di integrazione», ha sottolineato come il tema sia diffuso anche nelle varie associazioni di categoria e che accordi simili sono stati sottoscritti anche in altri settori. Per esempio con il Coni, per favorire gli atleti, e con Confindustria, per progetti di training in azienda.

L’inclusione, ha sostenuto anche il presidente dell’Ucri Manfredi, «non è un tema umanitario, ma un tema strategico per il Paese, un investimento». «Le università - ha aggiunto - sono luoghi di inclusione», è nel loro stesso Dna consentire il confronto tra studiosi di culture diverse. Infine, ha osservato, la formazione dei migranti potrebbe sostenere politiche di internazionalizzazione delle università italiane per occupare spazi culturali e politici, come è stato fatto in passato dalle università tedesche con gli studenti cinesi.

Il sottosegretario Domenico Manzione, presente all’ufficializzazione dell’accordo insieme ai vertici del ministero dell’Interno, è intervenuto a conclusione della conferenza stampa. Il sottosegretario ha riconosciuto e apprezzato i toni pacati della discussione e dei «ragionamenti sensati» che, ha detto, «ci proiettano verso il futuro del nostro Paese». Infine, ha ricordato con gratitudine un altro accordo stipulato dall’Ucri con il Commissario per le persone scomparse che consentirà di «dare un nome» alle persone recuperate nel Mar Mediterraneo.

Il protocollo, ha spiegato l’europarlamentare Silvia Costa, accoglie l’invito del Parlamento europeo a creare, per gli studenti provenienti da Paesi in conflitto, “corridoi educativi”. Il termine, ideato proprio dall’europarlamentare, è inserito nei progetti europei rappresentando il primo forte segnale sul tema dell’educazione, per «costruire ponti dove altri fanno muri».

L’iniziativa, ha spiegato il prefetto Scotto Lavina, si inquadra nelle attività svolte da:

  • il dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, in particolare dalla direzione centrale per le Politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo, che per missione istituzionale realizza politiche di integrazione attraverso l’adozione di efficaci strumenti per la tutela e l’inclusione sociale;
  • la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui), che promuove e sostiene politiche culturali e sociali dei singoli atenei i quali, a loro volta, hanno come principale missione la formazione culturale, professionale e umana delle nuove generazioni.

AddToAny