Ministero dell'Interno

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Governare i flussi migratori: i risultati di una manovra complessa

10 Ottobre 2017

Ultimo aggiornamento:

Venerdì 20 Ottobre 2017, ore 13:21
Così l’ha definita il ministro Minniti intervenuto in audizione davanti al comitato Schengen a Palazzo San Macuto

«La diminuzione del 25,7% dei flussi migratori è cruciale, ma non è ancora un dato strutturale». La spiegazione della “complessa manovra“ e dell’iniziativa sul piano politico e diplomatico che sta portando avanti il ministro Minniti dal febbraio scorso è stata al centro dell’audizione del ministro dell’Interno, Marco Minniti, al comitato Schengen presso palazzo San Macuto.

Frutto anche, ha detto il ministro, dei maggiori controlli effettuati dalla Guardia costiera libica, grazie alla formazione ricevuta dagli equipaggi da parte del nostro Paese e delle 4 motovedette già riconsegnate, che ha consentito il salvataggio di 16500 persone.

Altro aspetto rilevante della “questione sbarchi” è il controllo del confine Sud della Libia. Oltre ad una possibile via di ritorno per foreign fighters, infatti, quella zona è cruciale per il controllo della frontiera. Per questo, è importante sottolineare come le tre tribù principali abbiano sottoscritto un accordo di pace proprio a Roma il 31 marzo scorso, ritenendo il nostro Paese, elemento di garanzia.  
Questo rappresenta un punto di partenza per un nuovo modello di “guardia di frontiera”.

Ma il successo più rilevante è stato quello di separare i destini di queste popolazioni dai trafficanti di esseri umani, spezzando il legame di questa “industria maledetta”, come l’ha definita il ministro, che fino ad adesso finanziava e distribuiva redditi. Per questo è stato costruito un percorso alternativo di sviluppo, anche con il supporto Ue.

Adesso, inoltre, anche Oim e Unhcr sono operative in Libia e hanno partecipato anche al tavolo italo-libico contro il terrorismo e i trafficanti di esseri umani. Unhcr ha già selezionato mille persone con fragilità (donne, bambini, anziani) che hanno diritto alla protezione internazionale e ha disposto un piano di ricollocamento nei paesi terzi di tutto il mondo. Oim, da parte sua, ha già garantito 7500 rimpatri volontari assistiti e pensa di arrivare entro la fine dell’anno a 15/20mila.

Tutti questi, ha sottolineato Minniti, sono numeri  ma dietro ci sono situazioni complicate e non c’è, evidentemente, una mossa sola che può risolvere la questione. La novità è anche la condivisione di obiettivi con l’Europa, risultato “non scontato” all’inizio di questo percorso.

E anche se i flussi sono in deciso aumento percentuale per quanto riguarda Tunisia e Algeria, i numeri assoluti sono decisamente contenuti rispetto a quelli provenienti dalla Libia che rappresentano sempre oltre il 90% del totale.

Rimpatri. E l’Ue, proprio recentemente a Bruxelles, ha preso una decisione importante impegnandosi a una politica comune sui rimpatri e al rilascio dei visti di ingresso, come dimostra l’esperimento che verrà lanciato con il Bangladesh.
I rimpatri per motivi di sicurezza dello Stato sono 82 con un +24% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno e le relocation sono 13.622, con un decisivo maggior contributo da parte di Germania e Francia.

Accoglienza diffusa. L’accordo con l’Anci ha portato al 39% la quota dei comuni che aderiscono ai progetti di collocamento di richiedenti asilo. Un passo avanti  che potrebbe portare al superamento dei grandi centri di accoglienza che non sono funzionali a veri progetti di integrazione.

Il ministro, poi, ha sottolineato l’importanza del Primo piano nazionale per l’integrazione, presentato recentemente, e che si fonda sul binomio diritti e doveri per chi ha già ricevuto protezione internazionale e sulla “non negoziabilità”con altre culture dei diritti e valori fondativi espressi nella parte prima della nostra Costituzione: laicità dello Stato, rapporto di parità uomo-donna.

Sulla questione Schengen, Minniti ha ricordato che la sua sospensione deve avvenire in circostanze eccezionali  e per situazioni legate solo alla sicurezza nazionale. Per questo, il ministro ha citato come best practice la cooperazione transfrontaliera tra le polizie di Italia, Francia e Austria.

Decisioni più rapide sui permessi. Ha concluso il ministro dell’Interno, annunciando che entro la fine dell’anno saranno terminate le prove del concorso per i nuovi 250 funzionari “specialisti” di questioni legate alla definizione delle pratiche di concessione di protezione internazionale. Il loro inserimento nelle Commissioni territoriali sarà determinante per accorciare sensibilmente i tempi di risposta di chi chiede asilo, portandolo, è l’auspicio, a non più di sei mesi.