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Mafie, una grande questione nazionale

16 Febbraio 2017

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Ultimo aggiornamento:

Giovedì 16 Febbraio 2017, ore 19:30
Minniti a Palermo all'evento "Contro le mafie: a che punto siamo": bilancio straordinario nel contrasto, ma serve un radicato movimento antimafia

Che le mafie siano «una grande questione nazionale», che abbiano «una capacità di infiltrazione che va ben oltre i confini delle regioni di provenienza», che siano «un player nazionale e internazionale» e che «non esiste un territorio impermeabile» è un dato di fatto, suffragato dalle indagini.

Lo ha detto oggi a Palermo il ministro dell'Interno Marco Minniti durante l'evento "Contro le mafie: a che punto siamo", organizzato presso la Scuola delle Scienze giuridiche ed economico-sociali dell'Università degli Studi della città.

Nell'azione di contrasto «una politica degna di questo nome deve costruire delle regole che impediscano alle mafie di condizionare il sistema», senza aspettare «che sia la magistratura a farlo». In questa azione anche l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) guidata da Raffaele Cantone, intervenuto all'evento, gioca un ruolo importante in quanto «è una delle infrastrutture fondamentali del nostro Paese, un elemento cruciale per la lotta alla corruzione e per la competitività», ha affermato Minniti.

Quale situazione si prospetta oggi? Secondo il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone «la mafia di Corleone, quella che ha avuto come capi Liggio, Riina e Provenzano, è una mafia sconfitta».

L'azione di contrasto dello Stato, del resto, ha ricordato il ministro dell'Interno, «registra un bilancio straordinario», riassunto così: «La famosa commissione di Cosa Nostra è interamente al 41 bis, molti capi della Camorra sono in galera e l'elenco di quelli di 'ndrangheta liberi è diminuito drasticamente».

«Nettamente positivo» anche il bilancio anche per quanto riguarda gli arresti e l'aggressione ai beni dei mafiosi, ha proseguito Minniti intervenendo al dibattito, durante il quale era prevista la firma di un protocollo d'intesa tra l'Anac e l'ateneo, retto da Fabrizio Micari.

«Se dovessi dire qual è oggi il punto cruciale» ha aggiunto il titolare del Viminale, «direi che serve un incontro tra questa risposta dello Stato e un forte, radicato, credibile movimento popolare contro le mafie».

Il rifiuto del voto di mafia, infatti, «è una cosa fondamentale», perché «una democrazia in cui il voto è condizionato è una democrazia che ha un elemento di fragilità».  «Crucialissimo», ha ribadito il ministro, è «tenere il livello di attacco che lo Stato italiano sta facendo e contemporaneamente costruire una cultura credibile e radicata antimafia». Sconfiggere la mafia è un obiettivo raggiungibile, ma dipende, ha aggiunto Minniti, «dalla possibilità di tenere insieme la capacità dello Stato e la reazione della gente. Su questa partita possiamo fare di più».