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Minniti alla Unical: sinergia eccezionale tra intelligence e mondo universitario

19 Giugno 2017

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Ultimo aggiornamento:

Martedì 27 Giugno 2017, ore 13:49
Lo ha messo in risalto il ministro intervenendo ad un convegno organizzato a Cosenza

«Non sono mai stato un tifoso del servizio segreto unico». Lo ha detto il ministro dell'Interno, Marco Minniti, oggi all'Università della Calabria, dove è intervenuto ad una giornata di studi sul tema "Intelligence: a dieci anni dalla riforma. Risultati, questione aperte, prospettive".

Il ministro ha passato in rassegna dieci anni di intelligence, evidenziando pro e i contro di quella riforma. «Una cosa è il coordinamento, ribadisce Minniti, un'altra è il servizio unico. Il coordinamento punta ad avere un momento di congiunzione tra due agenzie».

Assunzione diretta. Adesso, aggiunge il ministro, si è aperta la possibilità dell'assunzione diretta, cioè non attraverso la pubblica amministrazione. Ricordo con emozione i primi giuramenti di questi ragazzi. Ecco perchè il ruolo delle università' è fondamentale. Forse l'Italia arriva tardi rispetto al resto del mondo su questo. L'università, nella storia dell'intelligence mondiale, ha un ruolo essenziale. Basta pensare alla sfida linguistica e a quella cibernetica. Se mettiamo accanto un uomo delle Forze armate con uno studente dell'università viene fuori una sinergia eccezionale con una condivisione dei saperi straordinaria. Si crea un rapporto di fiducia e collaborazione».

Prevenzione e nuove minacce. "L'intelligence italiana è diventata una struttura competitiva. Bisogna lavorare molto sulla capacità di prevenzione perchè a volte dal momento in cui viene concepito e poi realizzato un attacco terroristico passano pochi minuti: prevedibilità zero. Basta pensare a quello che è avvenuto, recentemente a Stoccolma. Non c'è possibilità di prevederlo ma di contenerlo sì'. Di fronte alla minaccia cibernetica torna evidente la questione del controllo del territorio. E' questo un tema cruciale per l'intelligence italiana dove - è bene ribadirlo - c'è un legame strettissimo tra intelligence e Forze di polizia. Tutto è condiviso: c'è scambio di informazioni costante. Nel 2007 quando in Parlamento si discuteva della riforma dell'intelligence sapevamo tutti che c'erano delle criticità. Era come se avessimo dovuto cambiare le ruote della macchina senza fermare la macchina. Sembrava un'impresa impossibile eppure oggi possiamo dire che l'Italia ci è riuscita. Ciò dimostra che quando si fanno le cose insieme si ottengono i risultati. Quando l'Italia opera insieme riesce a fare benissimo. Voglio lasciarvi con un augurio che sia anche un monito fortissimo per tutti noi: la sicurezza nazionale non deve essere mai elemento di scontro politico».

L'evento è stato promosso dal Centro di Documentazione scientifica sull'Intelligence dell'Università della Calabria, in collaborazione con il dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Repubblica, il Laboratorio nazionale Coni di Cybersecurity e la rivista di geopolitica Limes.