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Minniti a Bruxelles su questione migratoria: «Fenomeno strutturale, basta parola emergenza»

4 Dicembre 2017

Ultimo aggiornamento:

Giovedì 14 Dicembre 2017, ore 19:03
Accoglienza, integrazione e risorse per l'Africa come per rotta balcanica

Accoglienza, integrazione, risorse, controllo dei confini meridionali della Libia. E' stato ampio l'intervento del ministro dell'Interno Minniti a Bruxelles, nel corso del seminario organizzato da CeSPI e dall'eurodeputata Patrizia Toia, dedicato al tema dell'inclusione finanziaria dei migranti.

Per affrontare la questione migratoria, occorre innanzitutto «cancellare la parola emergenza dalla politica dell'immigrazione», ha esordito il ministro, evidenziando la dimensione «strutturale» del problema. Ampio risalto al tema dell'accoglienza dei migranti che «ha un limite oggettivo nelle possibilità di integrazione. Se non si tiene conto di questo - afferma Minniti - si è un Paese poco attento al proprio presente e al proprio futuro. C'è un rapporto tra mancata integrazione e terrorismo. Quei Paesi che sapranno integrare saranno Paesi più sicuri».

Ed è sui flussi migratori che il responsabile del Viminale accende una luce. I foreign fighters affluiti da circa «100 Paesi» per combattere con lo Stato islamico in Siria e Iraq, dopo la sconfitta militare, con la  caduta delle due capitali Mosul e Raqqa, potrebbero tentare di ritornare a casa, anche in Europa, «i flussi migratori». Per questo il controllo dei confini meridionali della Libia e dei transiti lungo la rotta del Mediterraneo centrale è «cruciale», anche per il contrasto al terrorismo. «Siamo di fronte ad uno scacco militare - aggiunge Minniti - e lo scacco presuppone la fuga. Presuppone una ritirata confusa, una diaspora di ritorno. Se c'è questa possibilità, dobbiamo comprendere che, dentro una diaspora di ritorno, il fatto di poter incrociare i flussi migratori è un'ipotesi che noi non possiamo scartare».

Tornando a parlare della Libia, il ministro riconosce un debito che la comunità internazionale ha nei confronti di quel Paese. «Non ho nostalgia per i dittatori anzi credo che si debba traguardare sempre la democrazia, ma la comunità internazionale è intervenuta senza avere un progetto successivo. Il traffico di esseri umani è stata una delle principali fonti di reddito per una grossa parte delle popolazioni» ha spiegato, evidenziando: «nel momento in cui si lavora per sconfiggere l'illegalità è chiaro che dobbiamo pensare a fonti alternative di reddito» per quelle popolazioni «e su questo abbiamo bisogno di interventi nell'immediato».

Per il lavoro che l'Europa deve fare nel continente africano, afferma il ministro Minniti, «servono risorse da mettere in campo. Quando c'è stata la rotta balcanica, che ha avuto un impatto straordinario, l'Europa ha investito risorse significative. Bisogna passare dagli aiuti agli investimenti». «E dobbiamo anche affrontare - ha continuato - l'idea di una costruzione di nuove classi dirigenti: nel rapporto tra Europa e Africa c'è anche questo. Non bisogna guardare al rapporto Europa-Africa con un'ottica caritatevole: non stiamo facendo un favore a nessuno. Togliamoci dalla testa l'idea che stiamo andando lì perché hanno bisogno di noi».

L'impegno per costruire un futuro di «legalità e integrazione» per i migranti, conclude il ministro, «deve durare nel tempo, perché nulla è più volatile dei risultati ottenuti in Nordafrica, in Libia e in Africa in generale. C'è bisogno di passione. Noi dobbiamo ricostruire un rapporto di fiducia non solo con i governi africani, ma, cosa ancora più importante, con le popolazioni africane. Questa è la partita più difficile di tutte. E' per questo che non dobbiamo sbagliare una mossa».