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Minniti in Commissione antimafia: linea dura su patrimoni e infiltrazioni criminali

13 Giugno 2017

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Ultimo aggiornamento:

Giovedì 22 Giugno 2017, ore 14:36
Radiografia delle mafie, 'ndrangheta attualmente la più pericolosa. In dirittura d'arrivo le sull'Agenzia beni sequestrati e confiscati

Sconfiggere le mafie: quello che Giovanni Falcone affermò per primo come un principio irrinunciabile, oggi è diventato un obiettivo. Questo il passo avanti segnato nei 25 anni trascorsi dalla sua morte, secondo il ministro dell'Interno Marco Minniti, tradotto in strategie e azioni che il titolare del Viminale ha illustrato oggi in audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia in una sorta di "dichiarazione programmatica", che vede nella lotta alle mafie un «elemento democratico di irriducibilità». Perché le mafie sono una «minaccia diretta alla funzione della democrazia».

Una lotta articolata su «due principi molto importanti», ha spiegato il ministro: la cattura dei latitanti - 23 quelli catturati nei primi 5 mesi del 2017, 19 di rilievo, 2 pericolosi, 1 di massima pericolosità - e l'aggressione ai patrimoni criminali, 5,1 miliardi il valore dei beni sequestrati, 2,5 miliardi quello dei beni confiscati, è il dato consolidato del 2016.

Numeri rilevanti che impongono un potenziamento delle capacità dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc): un «salto di qualità» che passa per una maggior capacità operativa e la possibilità di nominare al vertice anche figure professionali con competenze specifiche, diverse dai prefetti, ha spiegato Minniti, augurandosi che entro la legislatura vengano approvate le relative modifiche al Codice antimafia, ora al vaglio del Senato, frutto di «un'importante ed esemplare cooperazione interistituzionale» coordinata proprio dalla Commissione antimafia.

«Altrettanto cruciale» l'apporto dei testimoni e collaboratori di giustizia, sui quali il ministero ha recentemente presentato la relazione al Parlamento. Una collaborazione «garantita con successo in oltre 26 anni», ha riepilogato il ministro, che vedrebbe positivamente, in attesa di norme legislative in questo senso, la messa a punto di una Carta dei diritti e dei doveri di questa categoria di persone, che comprende anche 2122 minori coinvolti nei programmi di protezione.

La penetrazione mafiosa sul territorio passa anche per il condizionamento delle sue istituzioni: lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni della criminalità organizzata  - 62 durante la legislatura in corso, 14 con l'attuale governo, ditribuiti in tutta Italia - è «uno strumento fondamentale ma da usare come extrema ratio». Due le possibili misure da adottare in sede legislativa proposte dal ministro: introdurre una forma di «accesso positivo», una sorta di affiancamento dei comuni a rischio, per evitare le infiltrazioni e lo scioglimento; rafforzare il potere delle commissioni statali che gestiscono temporaneamente l'ente sciolto.

Due, in questo contesto, le sfide antimafia del futuro, non troppo lontano, delineate da Minniti. La prima è costituita dagli appalti per la ricostruzione dei comuni terremotati: il ministero ha creato per questo l'Unità di missione antimafia sisma 2016, che stila la white list delle imprese ammesse alle gare. La seconda, più generale, è rappresentata dagli investimenti pubblici per il Mezzogiorno, dove l'attività delle prefetture - 610 interdittive antimafia nel 2016, 290 nel 2017 - è fondamentale per i controlli sulle imprese, funzionali al «dovere morale» di garantire legalità e sviluppo a questi territori.

Ma qual è la condizione delle mafie, oggi, in Italia? Davanti alla Commissione il ministro ha fatto il punto della situazione dedicando un «ingrandimento» alle ognuna delle associazioni criminali.

Cosa nostra

Storicamente a struttura piramidale, oggi vive una fase di «inabissamento» dovuta sia a scelte strategiche che alla forte risposta dello Stato, e si caratterizza oggi per carenza di leadership. Una fragilità nella rappresentanza delle figure apicali che pone un problema cruciale: la possibilità che di questo vuoto di potere approfittino coloro che torneranno in libertà al termine della pena. Su tutto domina la figura del latitante Matteo messina Denaro, alla cui cattura lavora un gruppo dedicato, composto da Polizia e Carabinieri, coordinato dalla magistratura. I numeri del contrasto: nel 2017 sono stati catturati 4 latitanti pericolosi, e compiute 14 operazioni, 170 le persone coinvolte.

'Ndrangheta

È attualmente l'organizzazione più pericolosa perchè è un «player della criminalità nazionale e internazionale», punto di raccordo del traffico di stupefacenti tra Sud America ed Europa. È operativa a 360° in attività che vanno dagli appalti al gioco on line fino alla penetrazione nel mondo del calcio e delle scommesse, aspetto sul quale, ha ricordato il ministro, ha già riferito il capo della Polizia Franco Gabrielli. La sua forza sta nel tenere insieme arcaicità e radicamento nel territorio con modernità e capacità di crescere anche a livello internazionale. I numeri del contrasto: nel 2017 12 i latitanti catturati, 13 le operazioni di polizia giudiziaria per un totale di circa 200 persone coinvolte.

Capitolo a parte per l'indagine sul centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Isola Capo Rizzuto, «una ferita inaccettabile per la democrazia italiana». Già prima, ha ricordato Minniti, il ministero aveva avviato due iniziative, rispettivamente nel campo degli appalti pubblici e delle ispezioni nei centri: l'accordo con l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) per l'individuazione di un contratto-tipo già operativo, che prevede il superamento del gestore unico e la suddivisione dell'appalto in lotti; e il programma Mireco sulle ispezioni nei centri, 2.130 quelle già disposte. Subito dopo l'avvio delle indagini, è stata avviata l'ispezione nella prefettura di Crotone, ancora in corso, e disposto l'accesso al comune di isola Capo Rizzuto.

Ma l'elemento più importante, «strutturale», secondo il ministro, è la scelta strategica di superare i grandi centri per puntare sull'accoglienza diffusa, per piccoli numeri, spezzettando gli interessi, se si vuole «costruire un argine ai tentativi di infiltrazione mafiosa e corruzione in questo ambito».

Camorra

Si conferma per la struttura oggi più che mai fluida, senza un coordinamento centrale, caratterizzata da un vuoto di potere per la mancanza di figure apicali e intermedie dovuta ai colpi subiti dallo Stato. Un contesto conflittuale in cui emergono protagonisti giovanissimi, che ha visto riprendere recentemente la sequenza di omicidi, soprattutto nelle province e nelle città di Caserta e Napoli, realtà "osservate speciali" alle quali viene dedicato un grande impegno sia nell'attività investigativa che sul fronte del controllo del territorio, con una media di 40 equipaggi al giorno che si aggiungono alle Forze di polizia già in campo in quelle aree.

Criminalità pugliese

Epicentro diffuso nelle province di Lecce, Brindisi, Bari e Foggia, con grande attenzione da parte dello Stato al comune di San Severo dove si sta pensando di costituire un reparto prevenzione e Crimine per il foggiano. Emergono legami con la criminalità albanese, in primo piano nel traffico di droga, cannabis in particolare.