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Minori stranieri non accompagnati, prima di tutto minori

17 Maggio 2017

Ultimo aggiornamento:

Venerdì 26 Maggio 2017, ore 12:28
Esaminate a Montecitorio, con il sottosegretario Manzione, opportunità e criticità della nuova legge sui minori stranieri non accompagnati

servizio di Sonia Seghetta

C’è fiducia sul percorso di attuazione della nuova normativa per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Nonostante alcune criticità riscontrate e un’innegabile carenza di risorse, la legge n. 47/2017 entrata in vigore il 6 maggio sembra mettere d’accordo tutti gli attori coinvolti: amministrazioni pubbliche e associazioni.

Ieri pomeriggio a Montecitorio, nella Sala della Lupa al completo, il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione ha moderato e concluso un seminario sul tema "La nuova legge sui minori stranieri non accompagnati: percorsi di attuazione”.

Il sottosegretario - che aveva seguito con attenzione tutto l’iter legislativo - ha ribadito l’importanza che la legge non sia ora abbandonata al suo destino; dovrà essere seguita nel suo percorso dalle istituzioni chiamate a risolvere problemi che intersecano le rispettive competenze. Il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati, ha osservato, è «una questione non facile da affrontare», ma anche una sfida che potrà essere vinta «se lavoriamo tutti insieme per sciogliere i nodi applicativi».

Il fenomeno

​Riguarda circa 26.000 giovani sbarcati, di cui circa 15.000 in accoglienza: 10.000 a carico dei comuni e 4.185 nei centri del ministero dell’Interno. Sono soprattutto maschi, di età superiore a 16 anni. Sotto i 14 anni ci sono 2.014 bambini. Di alcuni di loro si perdono le tracce, altri diventano maggiorenni. Moltissimi provengono da Egitto e Albania, quest’ultimo un Paese di provenienza anomalo, che non presenta particolari criticità, da cui giungono perché attratti dalla qualità della vita e dal welfare italiano. La gran parte dei minori è ospitata in Sicilia. Nel verificare le condizioni di vita dei ragazzi accolti, il garante per l’infanzia ha riscontrato che alcuni giovani mostrano interesse al dialogo, altri restano isolati oppure diventano aggressivi; le ragazze accusano spesso danni psicologici per le violenze subite.

Gli interventi

«Per dare concretezza alle opportunità della legge», ha esortato il capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Gerarda Pantalone, «tutte le amministrazioni devono fare rete, ma senza primeggiare». La gestione dei minori stranieri non accompagnati coinvolge, infatti, molte amministrazioni pubbliche. Oltre al ministero dell’Interno, chiama in causa: i ministeri del Lavoro e delle Politiche sociali, della Salute, dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, della Giustizia e le amministrazioni comunali. Inoltre, coinvolge inevitabilmente il Garante per l'Infanzia e diverse associazioni che si occupano di minori, come Save the Children.

Il prefetto Pantalone, ricordando il positivo percorso intrapreso negli ultimi tre anni, ha osservato che la legge deve sì rappresentare «un punto di arrivo», ma anche spingere verso una «rinnovata partenza». Occorrerà mantenere sotto i 30 giorni il tempo per l’identificazione e l’accertamento dell’età, facilitare le relocation dei minori presso i familiari residenti in altri Paesi e, soprattutto, vigilare con un apposito osservatorio permanente. Le difficoltà si incontreranno ancora, soprattutto quando sbarcano contemporaneamente migliaia di ragazzi per i quali è necessario trovare, in tempi molto ristretti, un «affiancamento immediato», con i tutori, e un’adeguata sistemazione.

«La sensibilità dell’Italia», ha tuttavia affermato, ha permesso di arrivare a «un punto di grande civiltà giuridica» che tutela i minori non accompagnati anche se non richiedenti asilo.

La nuova normativa è stata illustrata dalla prima firmataria della legge, l’onorevole Sandra Zampa. «Un viaggio molto lungo», ha riferito, e «un lavoro di tanti» partito con le primavere arabe del 2011 che hanno visto arrivare molti giovani nel nostro Paese. Oggi, però, ha affermato, non si può più parlare di “emergenza” perché si tratta di un fenomeno permanente che deve essere riconosciuto e indagato nella realtà. Le notizie di violenze, di soprusi, di sfruttamento e addirittura di sparizione dei minori hanno costretto a prendere atto della necessità di un’evoluzione normativa. La legge, la prima in Europa, che l’onorevole definisce «piena di valori», introduce alcune importanti novità: l’albo dei tutori volontari e la loro specifica formazione, un modello di affido familiare già sperimentato in Olanda e ritenuto molto efficace, l’estensione dello Sprar anche ai minori stranieri non accompagnati. Adesso, ha concluso, «dobbiamo dimostrare di saperla far funzionare», ognuno per la propria parte, anche diffondendo i vantaggi introdotti con campagne informative sui media.

«Ma questa legge dovrebbe essere inutile», ha osservato provocatoriamente il direttore dei programmi Italia-Europa di Save the Children Raffaella Milano. «Nessun bambino - ha specificato - dovrebbe essere costretto ad abbandonare i propri genitori». La nuova normativa deve rappresentare un’apripista in Europa, «uno strumento di pressione». La sua attuazione richiede però un piano nazionale, un sistema di governance con tutti gli attori coinvolti, una cabina di regia, corsi di formazione e altre azioni di accompagnamento, il coinvolgimento attivo delle comunità.

Anche l’Autorità garante per l'Infanzia e l’Adolescenza è stata chiamata in causa dalla normativa, pur essendo un’autorità terza e indipendente. Filomena Albano ha dichiarato di essere comunque pronta a dare il suo contributo perché «alcuni diritti sono in pericolo» e perché i minori «sono soli e sono stranieri». Con l’occasione ha esortato le regioni che ancora non lo hanno ancora fatto a nominare i garanti regionali per l’infanzia.

«Dare sicurezza a chi arriva e a chi accoglie», questo è stato l’imperativo espresso dal delegato all’Immigrazione dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) Matteo Biffoni. I comuni hanno raddoppiato in circa un anno i posti Sprar e hanno fatto uno sforzo straordinario, oltre ad essersi assunti gravi responsabilità. «Chiediamo - ha detto Biffoni - il rafforzamento dei servizi» con risorse economiche e figure professionali.

 

I rappresentanti degli altri ministeri sono intervenuti, in particolare, sulle materie di propria competenza.

Il direttore generale dell'Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del ministero del Lavoro Tatiana Esposito ha evidenziato la necessità di consentire l’inserimento al lavoro ad almeno 16 anni.

Francesca Stilla, del ministero della Giustizia, ha sottolineato il valore della legge che «fa cultura». Prima di sapere chi sono, infatti, sancisce che i minori stranieri non accompagnati «sono vulnerabili» e che devono poter vantare tutti i diritti dei minori.

La rappresentante del ministero della Salute, Serena Battilomo, ha annunciato che è in preparazione una circolare per garantire il diritto alla salute. Per stabilire l’età dei minori, Battilomo ha ricordato che non è possibile procedere con la radiografia al polso, vietata dalla Ue, ma con un metodo alternativo che prevede l’intervento di una equipe multidisciplinare di specialisti.

Carmela Palumbo, del ministero dell'Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha rappresentato le difficoltà di inserimento nel circuito scolastico che dipende dall’accertamento dell’età e dalla ricostruzione del percorso formativo. Una prima alfabetizzazione, ha proposto, potrebbe essere realizzata anche dalle associazioni più esperte, negli stessi centri per gli adulti.

Seminario a Montecitorio