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Palermo, interdittive antimafia a società legate a "Cosa nostra"

7 Dicembre 2018

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Ultimo aggiornamento:

Venerdì 7 Dicembre 2018, ore 12:18
Provvedimenti del prefetto a seguito del fermo di 49 indiziati di gravi delitti

Tre ditte palermitane sono state colpite da provvedimenti interdittivi antimafia, adottati dal prefetto di Palermo Antonella De Miro, in relazione a circostanze e fatti emersi nell’ambito del provvedimento giudiziario di fermo, emesso dalla Procura della Repubblica-DDA di Palermo nei confronti di 49 indiziati di gravi delitti, tra cui Settimo Mineo, ritenuto capo del mandamento di Pagliarelli con attribuzione della leadership in seno alla ricostituita commissione provinciale di "Cosa nostra".

Le interdittive riguardano: una gioielleria (risultata soggetta a condizionabilità mafiosa, in quanto il provvedimento giudiziario di fermo indica la gioielleria «base operativa del reggente mafioso del mandamento di Pagliarelli Mineo Settimo», e luogo di frequenti incontri tra gli indagati di delitto associativo mafioso); un'impresa (per accertati contatti dell’impresa familiare del padre con ambienti della criminalità mafiosa, e ritrovata menzionata nel provvedimento di fermo come impresa la cui fornitura di cemento sarebbe stata imposta ad un imprenditore operante a Villabate da indagati per delitto associativo mafioso insieme al presunto capo della ricostituenda cupola di "Cosa nostra", con l’aggravante di avere commesso il fatto con le modalità e al fine di agevolare l’associazione mafiosa denominata "Cosa nostra"); un'impresa di costruzioni stradali (il provvedimento è stato emesso con contestuale preavviso di diniego della richiesta di iscrizione nell’elenco degli esecutori - White List della prefettura di Palermo).

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