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Protezione testimoni e collaboratori di giustizia, Minniti: «I minori sono la priorità da tutelare»

6 Giugno 2017

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Ultimo aggiornamento:

Martedì 11 Dicembre 2018, ore 14:00
Presentata al Viminale la Relazione al Parlamento alla presenza del viceministro Filippo Bubbico e del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti

servizio di Michele Ciervo

«Il seme piantato da Giovanni Falcone è diventato una pianta robusta e ad essa fa riferimento la  magistratura nella lotta contro le mafie. Senza il contributo dei collaboratori di giustizia non sarebbe stata possibile». Lo ha dichiarato oggi il ministro dell’Interno Marco Minniti in occasione della presentazione dei dati relativi alla Relazione al Parlamento sulle speciali misure di protezione dei testimoni e collaboratori di giustizia. Presenti il viceministro Filippo Bubbico ed il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti.

«Chi è coinvolto casualmente in un fatto criminale, chi è testimone e decide di denunciare deve essere tutelato», ha precisato Minniti nel suo intervento sottolineando poi l’importanza della finalità del reinserimento dei testimoni, dei collaboratori e delle loro famiglie, «che deve essere sostenuto da un supporto, oltre che economico, anche psicologico». Particolare attenzione deve essere riservata ai minori che, come ha proseguito il ministro dell’Interno, «sono la priorità assoluta».

La lotta contro le mafie ha una componente molto importante, ha dichiarato il titolare del Viminale, «quella valoriale, perché non possiamo consentire che la collaborazione con lo Stato produca disadattamento e disvalore».

Per tutti i soggetti coinvolti nel programma, ha concluso il ministro, si sta provvedendo a una nuova Carta per i diritti e i doveri di testimoni e collaboratori di giustizia.

Il contributo delle donne che vogliono sottrarsi al condizionamento mafioso deve essere premiato, ha evidenziato il viceministro Bubbico, «anche attraverso percorsi di reinserimento nella società e progetti che rispettino la dignità della persona, parametro indiscutibile».

La Relazione al Parlamento presentata oggi evidenzia che, al 30 giugno 2016, sono 6525 le persone che usufruiscono delle misure di protezione riservate ai testimoni e collaboratori di giustizia. Tra questi 2123 sono i minori e 89 le donne. Della popolazione protetta, 1277 sono i collaboratori: 1214 uomini e 63 donne. I testimoni sono  78, 52 uomini e 26 donne. In merito alle organizzazioni criminali per le quali i testimoni di giustizia hanno reso dichiarazioni, la maggior parte di loro, 30 persone, ha testimoniato sulla 'Ndrangheta, poi la Camorra, con 18 testimoni, e Cosa nostra con 11.

Ai lavori, introdotti dal capo della segreteria del viceministro dell’Interno Rosanna Rabuano, sono intervenuti il capo della Segreteria della Commissione centrale Antonella Rotolo, il direttore del Servizio centrale di protezione Andrea Caridi, il componente del Gruppo di lavoro in materia di testimoni e collaboratori di giustizia Luciano Hinna e il sostituto procuratore antimafia Maurizio De Lucia.

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