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Protocollo di Milano modello di accoglienza e integrazione

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Prefettura di Milano, il ministro Minniti (al centro) con il prefetto Lamorgese (sin) e il sindaco Sala alla firma del protocollo accoglienza diffusa

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Prefettura di Milano
18 Maggio 2017

Ultimo aggiornamento:

Venerdì 19 Maggio 2017, ore 20:10
Firmato da prefettura, città metropolitana e sindaci in presenza del ministro dell'Interno definisce i ruoli Stato-enti locali. Minniti: un investimento per il futuro

È un'alleanza strategica tra Stato e poteri locali il protocollo per l'accoglienza diffusa dei migranti richiedenti asilo firmato questa mattina a Milano tra prefettura, città metropolitana e comuni delle zone omogenee.

Così il ministro dell'interno Marco Minniti, presente alla firma dell'accordo, concepisce l'intesa siglata nell'ufficio territoriale del governo milanese, come ha spiegato intervenendo prima della sottoscrizione.

Un'alleanza che «si misura a 360°, quindi anche sull'accoglienza»: uno dei principi fondamentali, insieme all'integrazione e alla sicurezza, che «bisogna tenere insieme perché questa è la forza di una comunità».

I sindaci diventano in questo modello, rappresentato dal protocollo di Milano, «protagonisti di una nuova idea strategica di sicurezza nazionale». Sindaci che il ministro ha ringraziato, ricordando a quelli che non hanno firmato che «il tavolo per la firma rimane sempre aperto».

«Considero questo protocollo cruciale», ha proseguito Minniti, che ritiene l'accoglienza diffusa «la chiave dell'integrazione», a patto della massima trasparenza. Dopo la firma con l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) di un protocollo di prevenzione delle infiltrazioni mafiose negli appalti per la gestione dell'accoglienza, ha ricordato il ministro, «sono già partite 2130 ispezioni» e si sta lavorando al superamento dei grandi centri di accoglienza.

Accoglienza diffusa significa, per Minniti, investire sul futuro del Paese: «Integrare mentre si accoglie permette di creare politiche di sicurezza per il presente e il futuro, perché chi è integrato difficilmente diventa un punto di rottura della società».

Per questo «il messaggio che parte da Milano e un messaggio potente», che non si esaurisce con la firma di oggi ma che definisce un approccio messo a punto in 3 mesi di incontri tra il prefetto di Milano Luciana Lamorgese e i sindaci del territorio.

«Alla fine di questi incontri» ha spiegato la stessa Lamorgese ripercorrendo "la gestazione" del protocollo, «ho capito che i sindaci avevano manifestato una disponibilità di massima a questo piano di accoglienza ma sentivano il bisogno di chiarezza sui ruoli, l'unico modo era mettere nero su bianco i vari aspetti».

L'intesa stabilisce infatti chi fa cosa: i sindaci si impegnano a trovare insieme alle associazioni di settore gli immobili, a dialogare con la cittadinanza e a mobilitare il volontariato per quanto riguarda i percorsi di integrazione. La prefettura «farà da stazione appaltante e organizzerà un tavolo mensile di monitoraggio», ha spiegato il prefetto ricordando come l'ampliamento dell'accoglienza sia una delle sue priorità, e ringraziando a sua volta i primi cittadini firmatari.

Tra questi il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha ribadito l'impegno della città nell'accoglienza: di fronte a un fenomeno «che occuperà le decadi a venire», ha dichiarato, «noi non ci gireremo dall'altra parte».