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Il ricordo di Ninni Cassarà nelle parole dei ragazzi di Palermo

8 Maggio 2018

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Ultimo aggiornamento:

Giovedì 10 Maggio 2018, ore 19:39
Commemorato in prefettura l'investigatore che cadde vittima di mafia


«Oggi avete tenuto a battesimo un nuovo modo di fare memoria». Lo ha sottolineato ieri il prefetto di Palermo Antonella De Miro rivolgendosi ai ragazzi delle scuole che a Villa Pajno hanno "festeggiato" il compleanno di Ninni Cassarà, ricordandolo con le sue stesse parole nel giorno in cui avrebbe compiuto 71 anni.

Ucciso dalla violenza mafiosa il 6 agosto del 1985 insieme al giovane agente Roberto Antiochia, il vice questore aggiunto Cassarà è stato ieri presente nella lettura dell'intervista rilasciata nei giorni successivi all'uccisione del collega commissario Montana, dirigente della Catturandi, e nella lettura del rapporto di polizia giudiziaria contro Michele Greco + 160, datato 13 luglio 1982, indirizzato al procuratore della Repubblica e per conoscenza al Giudice Istruttore, 6^ sezione del Tribunale di Palermo, Giovanni Falcone. Nel delineare la pericolosità di cosa nostra in quegli anni e le ragioni della guerra di mafia allora in corso, quel rapporto pose le basi del maxi processo la cui impalcatura sarà rafforzata dalle successive dichiarazioni di Tommaso Buscetta.

I delitti dell’estate del 1985 azzerarono i vertici dell’apparato investigativo della Squadra Mobile di Palermo, con l’uccisione del commissario Montana e del vice capo Cassarà assieme all’agente Antiochia e il tentato omicidio dell’agente Natale Mondo. Delitti la cui valenza strategica consistette nel tentativo di impedire la cattura dei boss latitanti, e anche di eliminare avversari molto pericolosi per la loro capacità ed esperienza, decapitando le strutture investigative del capoluogo e riducendone considerevolmente le proprie capacità organizzative e operative.

Alla presenza del questore di Palermo Renato Cortese e dei familiari dei poliziotti uccisi, il prefetto De Miro ha letto la sentenza della Corte di Assise che individua e condanna i responsabili degli omicidi Montana, Antiochia e Cassarà.

Avvincente l’intervento del giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo che ha ripercorso la cronaca di quegli anni, offrendo all’attenzione degli studenti storiche immagini di repertorio, l’omicidio di Stefano Bontade, la villa di fondo Micciulla luogo dei summit di mafia a disposizione degli Inzerillo,  sequestrata da Giovanni Falcone, lì ritratto in foto insieme proprio a Ninni Cassarà. Il giornalista,  dialogando con i ragazzi, li ha esortati ad essere curiosi lettori della realtà, e per questo a ricercare nei volti, nelle carte e nei libri le parole che fanno rivivere questi eccellenti investigatori.

Rivolgendosi ancora ai giovani, il prefetto ha concluso: «Ecco voi stamani vi siete fatti protagonisti di un racconto, di una storia alla quale per la vostra giovane età non avete assistito. Voi avete stamani inaugurato un modo nuovo di studiare la storia, attraverso le parole e i volti dei poliziotti uccisi da cosa nostra e, scrivendo una pagina straordinaria, avete tenuto a battesimo un nuovo modo di fare memoria, raccontando con le loro stesse parole il contenuto di un impegno, di quelle intuizioni, perché il loro sacrificio tracci un percorso di esempio da seguire».

Palermo, il prefetto De Miro risponde ai giornalisti

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