Ministero dell'Interno

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La severità sugli irregolari consente di essere più forti nell'integrazione

5 Gennaio 2017

Ultimo aggiornamento:

Mercoledì 18 Gennaio 2017, ore 09:09
Conferenza stampa del ministro dell'Interno Marco Minniti a Palazzo Chigi, dove è stato presentato il lavoro della Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista

Il presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni, insieme al ministro dell'Interno Marco Minniti, hanno oggi incontrato a Palazzo Chigi la Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista. Si è poi tenuta una conferenza stampa del ministro Minniti e del coordinatore della Commissione Lorenzo Vidino.

«La commissione ha fatto un lavoro organico nei 4 mesi previsti e questo lavoro continuerà» ha detto il ministro «Il fenomeno della radicalizzazione è per sua natura in evoluzione, non potrà mai esserci una fotografia permanente. Abbiamo di fronte un fenomeno che io chiamo il malware del terrore. Il problema che riguarda il web riguardava anche molto la mia precedente esperienza di governo. È un tema che non può essere di competenza di singoli Paesi ma il frutto di una cooperazione molto forte tra i governi e i grandi provider. È questo l'orizzonte del futuro, soprattutto se ci troviamo di fronte a una situazione in cui lo Stato islamico è sulla difensiva dal punto di vista militare. E più c'è difficoltà in questo campo, più si sviluppa un'attività asimettrica».

«Non soltanto si deve fare un'azione di contrasto e prevenzione della radicalizzazione» ha proseguito «ma anche un'azione di deradicalizzazione su soggetti che sono già radicalizzati. Una grande democrazia non lascia nulla di intentato sul terreno del recupero». 
«In Italia abbiamo un livello di integrazione meno problematico rispetto agli altri paesi europei» ha aggiunto Minniti «abbiamo la possibilità di affrontare il tema della prevenzione insieme, c'è bisogno di un lavoro comune e non solo con le forze della polizia, e poi in Italia abbiamo un sistema di sicurezza che funziona, lo dicono le commissioni indipendenti. C'è bisogno di un lavoro culturale».

«In questo momento sarebbe la cosa più sbagliata fare un'equazione tra immigrazione e terrorismo. Se dovessi riassumere qual è il mio sentimento su queste questioni, le parole del presidente della Repubblica nel messaggio di fine anno sono le migliori pronunciate sul tema. Io penso inoltre che il Presidente della Repubblica abbia in qualche modo incarnato anche un sentimento molto diffuso nel nostro Paese».
«Il tema dell'immigrazione va affrontato in maniera complessiva, vederlo in modo parcellizzato è la cosa più sbagliata possibile. Intendo presentare una proposta organica al Parlamento perché è il Parlamento che deve decidere. Il 12 dicembre ho giurato da ministro. E' passato meno di un mese, in cui ci sono state anche le vacanze natalizie, e in questo periodo ho lavorato perchè intendo presentare una proposta organica e complessiva sui migranti al Parlamento italiano. Come è giusto che sia, è un dovere da ministro. E' giusto che il Parlamento possa analizzare in modo sereno e adeguato, poi l'opinione pubblica italiana potrà valutare. Sono procedure di una democrazia alla quale sono profondamente legato».

Il ministro ha quindi affrontato il tema dei respingimenti di migranti: «Abbiamo proposto un'ipotesi, e cioè di rendere il più possibile effettivi i respingimenti forzati. Il ministro dell'Interno, dicendo che li vuole rendere effettivi, non fa altro che rispettare la legge. Troverei singolare che qualcuno chieda al ministro dell'interno di non rispettare la legge. E' chiaro che tutto questo ha un impatto. Se c'è una persona che è in condizione irregolare nel nostro Paese la legge prevede che debba essere respinta e rimpatriata. E' difficile il respingimento immediato di una persona irregolare, non esistono le procedure, prima bisogna avere il rapporto con il paese che deve accogliere, che avrà bisogno di tempo».

«Entro fine gennaio faremo una valutazione su come procede il piano predisposto con l'Anci, in merito all'accoglienza diffusa sul territorio» ha continuato Minniti «lavorerò con tutte le mie forze per evitare che ci siano elementi di discriminazione, di sottovalutazione, di non pieno rispetto dei diritti umani. Ma per questo devo avere un'accoglienza diffusa. L'accordo con l'Anci va in questa direzione». 
«Per quanto mi riguarda sulle politiche di accoglienza e sicurezza i sindaci saranno per me un interlocutore privilegiato» ha spiegato «sono convinto che non possa esistere un modello di sicurezza nazionale. Il ministro dà gli indirizzi generali, ma le politiche vanno poi applicate nei singoli territori secondo le loro esigenze e caratteristiche».

Sui Centri di identificazione e espulsione: «La legge italiana li chiama ancora Cie, ma posso dire che non avranno nulla a che fare con quelli del passato. Questi hanno un'altra finalità, non c'entrano con l'accoglienza. Ne parleremo alla conferenza Stato-Regioni convocata per il 19 gennaio. Il 16 gennaio si terrà a Tunisi la conferenza del gruppo di lavoro misto italo-tunisino per affrontare il tema rimpatri. Sono stato a Malta e a Tunisi e andrò a Tripoli perché la maggior parte dei flussi arriva dalla Libia ed è chiaro che dobbiamo agire lì, se possibile. Si gioca fuori dai confini nazionali una parte delle questioni».

«La severità nei confronti dell'irregolarità consente di essere più forti sul terreno dell'integrazione» ha concluso il ministro dell'Interno «non è solo un problema di ordine pubblico ma intacca gli equilibri delle nostre democrazie».