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Testimonianze di coraggio: Antonino Marino, implacabile oppositore della ‘ndrangheta

8 Settembre 2017

Ultimo aggiornamento:

Lunedì 18 Settembre 2017, ore 18:01
Il 9 settembre 1990 il brigadiere pagò con la vita l’essere stato, per tutta la sua carriera nell’Arma, uno strenue investigatore delle attività delle cosche dell’Aspromonte

La sera del 9 settembre 1990, mentre si trovava a Bovalino Superiore (Rc) con la propria famiglia in occasione della festa dell'Immacolata, il brigadiere dei Carabinieri  Antonino Marino fu avvicinato da un killer che, approfittando della confusione concomitante allo svolgimento di uno spettacolo pirotecnico, lo colpì con numerosi colpi di pistola, dileguandosi poi nel buio.

Per molti anni il delitto rimase avvolto nel mistero, fino alle rivelazioni di un pentito che rivelò che l’uccisione del militare fu ordinata per vendicarsi delle attività investigative, in particolare negli anni trascorsi a Platì come comandante di Stazione dell'Arma, sulle cosche presenti nel comune aspromontano.

Marino era un profondo conoscitore della criminalità organizzata locale, avendo svolto varie indagini su traffici illeciti e sui numerosi sequestri di persona che in quegli anni rappresentavano una delle principali attività criminali della zona, contribuendo ad assicurare alla giustizia diversi esponenti della ‘ndrangheta.

A Platì Marino si impegnò tra l'altro per la soluzione del sequestro di Marco Fiora e contribuì a sventare il sequestro di Claudio Marzocco. Si ritiene infatti che fu grazie anche all'azione di contrasto del brigadiere che i sequestratori in quest'ultimo caso furono costretti a lasciare l'ostaggio incustodito, consentendogli di liberarsi e fuggire dalla prigionia nel febbraio del 1988. Collaborò anche per la liberazione di Cesare Casella.