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Testimonianze di coraggio: Calogero Zucchetto, il poliziotto che affrontava i clan a viso aperto

14 Novembre 2017

Ultimo aggiornamento:

Martedì 14 Novembre 2017, ore 15:04
Il 14 novembre 1982 fu ucciso all'uscita di un bar del centro di Palermo. Non aveva paura di svolgere le indagini nei "territori impenetrabili" della città: un coraggio che pagò con la vita

Il 14 novembre 1982, in via Notarbartolo a Palermo, all'uscita di un elegante bar del centro, mentre stava per tornare a casa dalla sua compagna che di lì a poco avrebbe sposato, Calogero Zucchetto, un poliziotto da pochi anni in forza alla Squadra mobile di Palermo, fu avvicinato da due uomini in sella ad una motocicletta che gli spararono cinque colpi di pistola.

Fini così, a 27 anni, altra vittima del drammatico 1982,  la vita di un uomo che pagò caramente la passione per il suo lavoro. Calogero, per gli amici Lillo, era un ragazzo esuberante, intelligente, gran lavoratore, che aveva preso la sua missione al comando del commissario Ninni Cassarà con grande entusiasmo.

Fu proprio la sua presenza attiva tra i vicoli di Palermo, dove girava spesso in moto con Cassarà, in particolare nella borgata di Ciaculli feudo del boss Michele Greco, a diventare per i clan mafiosi un'affronto imperdonabile, una provocazione insostenibile.

Zucchetto conosceva infatti benissimo il territorio e la periferia di Palermo e, anche per questo, prese parte ad una operazione che doveva portare all’arresto del latitante capo famiglia di Villabate, Salvatore Montalto. Nel 1982 la Squadra mobile tenne sotto stretta sorveglianza una villetta a Ciaculli dove il latitante aveva trovato rifugio. Lillo era l’esperto e fu proprio lui a riconoscere il latitante, catturato successivamente con un blitz.

Questo successo contribuì ancora di più a determinare la decisione di morte per Zucchetto, essendo stato visto da quelli che poi furono i suoi killer - Pino Greco e Mario Prestifilippo - aggirarsi in motorino nei pressi della villa di Montalto. Come mandanti dell'omicidio furono condannati i componenti della “cupola mafiosa” del tempo: Totò Riina, Bernardo Provenzano e Raffaele Ganci.

Lo Stato ha onorato il sacrificio di Zucchetto con il riconoscimento concesso a favore dei familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/1999.