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Testimonianze di coraggio, Giuseppe Montalto la guardia dell'Ucciardone uccisa per avvertimento

23 Dicembre 2017

Ultimo aggiornamento:

Venerdì 5 Gennaio 2018, ore 13:11
La mafia gli tolse la vita il 23 dicembre 1995 per dare un segnale allo Stato sul trattamento dei boss nelle carceri

Era il giorno precedente la vigilia di Natale del 1995 quando in contrada Palma, una frazione di Trapani, Giuseppe Montalto - guardia carceraria in servizio nella sezione di massima sorveglianza dell’Ucciardone di Palermo - fu assassinato da due killer davanti alla moglie e figlia di 10 mesi, entrambi in auto con lui nel momento dell'agguato. Ad essere con lui in macchina quella sera in realtà erano in tre, dato che la moglie non sapeva di aspettare la loro secondogenita che purtroppo non conobbe mai il padre.

Giuseppe era un uomo generoso e buono che mostrava sempre comprensione verso chi viveva tra le sbarre, anche quando, trasferito in Sicilia, cominciò a lavorare a contatto con i boss incarcerati all’Ucciardone.
Boss che nonostante la condizione di detenzione continuavano ad ostentare sicurezza e a recitare la parte dei capi, protetti dallo loro stessa fama di ferocia e spregiudicatezza, scrivendo e spedendo i loro ordini attraverso i pizzini.

Anni dopo un pentito, Francesco Milazzo, rivelò, infatti, che l’agente fu ucciso proprio perché aveva sequestrato un bigliettino fatto arrivare in carcere ai boss Mariano Agate, Raffaele Ganci e Giuseppe Graviano: Cosa nostra non gli perdonò questa completa aderenza alle leggi ed al rispetto della legalità.

Il delitto fu considerato un avvertimento dei vertici della mafia nei confronti del trattamento dei boss nelle carceri. I mafiosi trapanesi stabilirono che si doveva uccidere una guardia carceraria così «potevano fare un regalo a qualche amico che è in carcere», rivelò Il pentito Giovanni Brusca, in Corte di Assise. Il killer fu Vito Mazzara, «capo famiglia» di Valderice, professionista che partecipava ai campionati nazionali di tiro a volo. Con Mazzara c'era un secondo killer rimasto senza volto.

Per il delitto sono stati condannati all'ergastolo il super boss (latitante) Matteo Messina Denaro, il capo mafia di Trapani, Vincenzo Virga, il killer valdericino Vito Mazzara, e il palermitano Nicolò Di Trapani, boss di Resuttana.

Montalto è stato riconosciuto ”Vittima del Dovere” ai sensi della legge 466/1980 e lo Stato ha onorato il sacrificio della vittima, con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/99.