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Testimonianze di coraggio: Graziella Campagna testimone involontaria del boss latitante

12 Dicembre 2017

Ultimo aggiornamento:

Venerdì 22 Dicembre 2017, ore 20:09
Scomparve a 17 anni il 12 dicembre del 1985 e fu poi uccisa perchè durante il suo lavoro venne incidentalmente in possesso dell'agenda di Gerlando Alberti boss della mafia siciliana

Il 12 dicembre 1985, dopo aver finito di lavorare, Graziella Campagna andò come al solito ad aspettare l'autobus che l’avrebbe riportata a casa. Quella sera però la ragazza non rientrò. La corriera arrivò a Saponara, il paese in provincia di Messina dove viveva, ma di Graziella non c’era traccia.

Dalle testimonianze che emersero a seguito delle indagini si seppe che quella sera, sotto la pioggia battente, la ragazza accettò di salire su un'auto sconosciuta come se conoscesse bene e si fidasse di chi stava alla guida. In realtà quella persona non si rivelò con buone intenzione: il suo corpo fu ritrovato due giorni dopo a Forte Campone, una collina tra Messina e Villafranca Tirrena, in un prato, colpito da cinque colpi di lupara. Fu riconosciuto dal fratello, Pietro Campagna.

Aveva solo 17 anni. Qual era stata la sua colpa per aver subito una tale sorte? Quella di essere stata testimone involontaria della scoperta della falsa identità di un latitante: mentre stava stirando, il suo abituale lavoro, trovò infatti nella tasca di una camicia un’agenda. Graziella non poteva sapere che aver messo le mani su quella agenda avrebbe firmato la sua condanna a morte. Scoprì, infatti, che la persona che le aveva portato l'indumento non era l'ingegner Tony Cannata, così come si era presentato, ma un boss latitante: Gerlando Alberti jr., nipote di Geraldo Alberti sr., detto “U paccarè”, boss della mafia siciliana (assicurato alla giustizia anni prima dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa) ed anche il suo collega e cugino, Gianni Lombardo, non era chi diceva di essere ma Geraldo Sutera, anche lui ricercato perché accusato di associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. 

Quella agenda era una raccolta di nomi e contatti telefonici arrivata nelle mani sbagliate, soprattutto perché Graziella aveva un fratello, Pietro Campagna, carabiniere in servizio alla compagnia di Gioia Tauro e questo faceva paura ai due latitanti. Quando si pensa al caso Campagna viene in mente il classico caso di persona presente nel posto sbagliato, al momento sbagliato. 

Purtroppo solo dopo quasi vent'anni dall'uccisione, la Corte d'Assise di Messina si è espressa con le condanne: Gerlando Alberti jr. e Giovanni Sutera sono stati condannati alla pena dell'ergastolo, in quanto esecutori materiali del delitto, con l'aggravante di aver agito in regime di premeditazione e durante lo stato di latitanza. 

Lo Stato ha onorato il sacrificio della vittima con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/99.

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