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Testimonianze di coraggio, Paolo Giaccone: il senso del dovere fino alle estreme conseguenze

9 Agosto 2017

Ultimo aggiornamento:

Venerdì 11 Agosto 2017, ore 09:46
"Condannato a morte" dalla mafia per la sua inflessibile determinazione nell'accertare la verità

Il barbaro omicidio del professor Paolo Giaccone  - uno dei più grandi esperti di medicina legale dell'epoca - avviene l’11 agosto 1982, verso le ore 8.30 del mattino, poche settimane prima della strage di via Carini dove periranno il prefetto Dalla Chiesa e la sua consorte. All’ingresso del viale dell’Istituto di Medicina Legale tre sicari aspettano che scenda dalla propria autovettura e gli sparano quattro colpi con una Beretta calibro 92 parabellum da distanza ravvicinata.

Al professore era stata assegnata una consulenza allo scopo di identificare, grazie ai rilievi eseguiti, il killer autore di una sparatoria nelle vie di Bagheria nel dicembre del 1981 che causò quattro morti. La perizia dattiloscopica, infatti, permette di collegare quanto ritrovato sul luogo del conflitto a fuoco con uno dei sicari della cosca di “Corso dei mille”.

Paolo Giaccone riceve quindi molte pressioni e minacce affinché modifichi le conclusioni della propria perizia; fortemente determinato a procedere, grazie al suo spiccato senso del dovere, rifiuta ogni invito proveniente da ambienti contigui alla criminalità mafiosa che, pertanto, lo “condanna a morte”.