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Testimonianze di coraggio: Pepi, uomo generoso che non sapeva dire di no. A parte alla mafia

9 Febbraio 2018

Ultimo aggiornamento:

Lunedì 19 Marzo 2018, ore 11:51
Piccolo imprenditore nel ramo alimentare, fu ucciso il 14 febbraio del 1989 a Niscemi. Cercava di aiutare tutti, ma disse un no deciso ai clan mafiosi

Il 14 febbraio del 1989 sette colpi di pistola, sparati da un motorino, uccisero barbaramente Francesco Pepi dentro la sua macchina, davanti la Parrocchia 'S. Giuseppe' a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Pepi era un piccolo imprenditore che con tanta fatica era riuscito a creare una piccola società a responsabilità limitata, denominata "PAIC SUD di Francesco Pepi": una fabbrica di prodotti sott'olio conservati che venivano commercializzati sia in Italia che all'estero.

Era un uomo molto generoso, vicino a chi era in difficoltà: cercava di assumere più persone possibili, essendo anche convinto che l'uomo ha bisogno di realizzarsi attraverso il lavoro. Tanti fece lavorare nella sua azienda, arrivando ad assumere oltre le 100 unità lavorative. Lo faceva perché conosceva cosa fosse la povertà avendola vissuta personalmente: non sapeva dire di no. A parte l'unico giusto "no" che disse alla mafia che gli fece pagare tale rifiuto con la vita: gli era stato chiesto di trasportare nei camion insieme alle conserve altro materiale, armi o droga e lui naturalmente si era rifiutato.

Dopo 25 anni sono stati scoperti gli assassini di Pepi: l'omicidio fu deciso con la diretta approvazione dei vertici di Cosa Nostra, in primis proprio da Madonia, ma anche da Antonio Rinzivillo, esponente di spicco della cosca mafiosa gelese, per dare un segnale chiaro che non sarebbe stato tollerato alcun gesto di dissenso contro il racket.

Tra i destinatari delle custodie cautelari, oltre ai boss già citati, figurano altri affiliati storici della mafia nissena tra cui Alessandro Barberi, 62 anni, al vertice dell’organizzazione operante su Gela.

La lunga indagine che portò ai provvedimenti giudiziari nei confronti dei colpevoli ha consentito di fare luce su alcuni delitti avvenuti durante la guerra di mafia che si svolse in provincia di Caltanissetta negli anni novanta tra le famiglie nissene e quelle della 'stidda' egemone nell'area di Gela.