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Testimonianze di coraggio: Salvatore Pollara l'incoercibile imprenditore d'altri tempi

11 Marzo 2018

Ultimo aggiornamento:

Lunedì 19 Marzo 2018, ore 11:49
Fu assassinato l'11 marzo 1983 a Palermo. Gestì la sua impresa edile in modo onesto e integerrimo, denunciando i tentativi di estorsione

Salvatore Pollara fu assassinato l’11 marzo 1983 di sera, a Palermo, precisamente in via Montuoro, mentre stava ritornando a casa a bordo di una Renault 4, guidata dal suo autista Francesco Pecoraro. La vettura fu bloccata da due killer che fecero fuoco ripetutamente uccidendolo sul colpo.
Salvatore proveniva da una famiglia di imprenditori da più generazioni e insieme ai suoi fratelli aveva proseguito il mestiere di famiglia, al quale si dedicò con passione, signorilità e grande senso della giustizia.

Per molti anni operò nel campo dei lavori privati e pubblici, in special modo nei restauri monumentali di edifici di grande pregio artistico e storico quali ad esempio la Cattedrale di Palermo, il Castello di Caccamo, S. Maria del Cancelli, S. Mamiliano, S.Giorgio Dei Genovesi, S. Domenico. Per la sua precisione sul lavoro divenne impresa di fiducia di diversi enti pubblici e privati che avevano sede in Sicilia. Era un imprenditore edile di quelli all’antica che avevano fatto la gavetta, una persona distinta, onesta, autorevole, che ha lasciato un ricordo indelebile in tutti quelli che lo hanno conosciuto.

Quattro anni prima Giovanni, il fratello del costruttore, era stato fatto sparire col sistema della «lupara bianca» ma Salvatore non si era voluto piegare, denunciando l’accaduto. Collaborò, infatti, con la giustizia dando un significativo apporto alle indagini e testimoniando nel processo che ne era seguito. Quando successivamente cominciarono i primi tentativi di richiesta del pizzo, non ebbe paura e denunciò tutto alle forze dell’ordine. Il suo spiccato senso civico gli faceva considerare normale ciò che faceva, rifiutando qualsiasi tipo di tutela. Pollara non si piegò alle sempre più pressanti minacce di Cosa Nostra, tanto da essere vittima di attentati incendiari nei suoi cantieri, pedinamenti e intimidazioni di ogni sorta. 

Grazie alle notizie fornite sul suo omicidio dal collaboratore di giustizia Francesco Paolo Anzelmo, nel 1996 sono state riaperte le indagini, che hanno evidenziato, nel tempo, responsabilità proprio di quest'ultimo.

Lo Stato ha onorato il sacrificio di Salvatore con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/1999.