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Testimonianze di Coraggio: Serafino Famà, l'avvocato ucciso per esercizio corretto di attività professionale

9 Novembre 2017

Ultimo aggiornamento:

Giovedì 16 Novembre 2017, ore 10:54
Fu vittima di un agguato a Catania il 9 novembre del 1995, per ritorsione della sua azione di penalista che determinò l'irrealizzabilità della scarcerazione di un boss mafioso

Era il 9 novembre 1995 quando intorno alle ore 21, all'angolo tra viale Raffaello Sanzio e via Oliveto Scammacca a Catania, Serafino Famà cadeva vittima di sicari, raggiunto da 6 colpi di pistola mentre, uscito dallo studio, stava raggiungendo la sua macchina posteggiata in piazzale Sanzio. Aveva 57 anni.

Famà era un avvocato penalista che non considerava la sua funzione un semplice lavoro: era un professionista integerrimo che agiva a difesa della forma e delle regole, un uomo di Legge che si rifiutava di scendere a compromessi.

L'uccisione di Famà fu ordinata dal boss di mafia Giuseppe Di Giacomo dal carcere di Firenze in cui era detenuto, per ritorsione, in quanto l'intervento di Famà come penalista in un processo che lo vedeva imputato in prima persona, aveva condotto alla mancata testimonianza di un testimone considerato "chiave" da Di Giacomo e quindi causa diretta della irrealizzabilità della sua scarcerazione.

Lo Stato ha onorato il sacrificio di Serafino Famà con il riconoscimento concesso dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/99 a  favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo.