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Testimonianze di coraggio: Sergio Cosmai il direttore che ripristinò la legalità nel carcere di Cosenza

13 Marzo 2018

Ultimo aggiornamento:

Giovedì 22 Marzo 2018, ore 08:46
I suoi fermi interventi per un maggior rispetto tra i detenuti lo portarono al contrasto con le cosche locali, che gli tesero un agguato. Morì il 13 marzo 1985

Il 12 marzo 1985 alle 14 il direttore del carcere di Cosenza, Sergio Cosmai, stava rientrando da Vibo Valentia, dove si era recato per un'ispezione nella locale casa circondariale di cui era reggente. Con la sua Fiat 500 si stava dirigendo verso la scuola materna alla periferia della città, frequentata dalla figlia. Due uomini, a bordo di un'auto, che lo seguivano, lo affiancarono e gli spararono con una pistola calibro 38 colpendolo alla testa.

Cosmai perse il controllo dell'auto e andò a sbattere contro un palo dell'illuminazione stradale. Uno dei killer scese dall’auto e sparò altri colpi prima di fuggire insieme al complice. Il funzionario morì il giorno dopo durante un disperato ed inutile viaggio verso l'ospedale di Trani.

L'attività professionale di Cosmai lo aveva portato in diversi ambienti carcerari come quello di Lecce e Palermo per poi arrivare in Calabria nelle vesti di direttore dei penitenziari di Locri, Crotone ed infine a Cosenza. Qui dal 1982 si era impegnato nella riorganizzazione del carcere, favorendo un clima di maggior rispetto e legalità tra i detenuti, mettendo fine a tutti quei piccoli e grandi privilegi concessi agli esponenti di spicco della criminalità locale e promuovendo una capillare sorveglianza per bloccare le attività illecite, tra cui il traffico di droga ed il possesso di armi all’interno della struttura.

Queste iniziative nella struttura di via Popilia lo portarono, però, in rotta di collisione, con quello che allora era il capo della criminalità locale e dell'omonima 'ndrina, Franco Perna, che sembra continuasse a esercitare il suo potere pur stando in cella. Il rifiuto poi, da parte di Cosmai, di incontrare Perna determinò la sua condanna a morte.

Nel 2012 a seguito dell’operazione "Missing" che portò alla riapertura di diversi casi rimasti irrisolti, la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro confermò la sentenza di primo grado all'ergastolo come mandante dell’omicidio, Franco Perna, ergastolo confermato successivamente in Cassazione.

Oggi la Casa Circondariale di Cosenza porta il nome del suo giovane e coraggioso ex direttore che aveva restituito dignità all’Istituzione carceraria ed allo Stato che rappresentava. 

Il 2 novembre 2017 gli è stata conferita la Medaglia d’oro al merito civile alla memoria. Lo Stato ha onorato il suo sacrificio con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/99.

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