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Gaetti a Foggia: «Investiamo sulla conoscenza e sulla cultura della cittadinanza»

22 Novembre 2018

Tema:

Le dichiarazioni del sottosegretario all'incontro in prefettura con autorità di pubblica sicurezza, magistrati, associazioni di categoria e antiracket

«Nella Foggia della “Quarta Mafia” ci sono stati 40 tra omicidi e agguati falliti nell’ultimo anno ed un forte aumento di furti ed estorsioni.  Il Mezzogiorno non potrà mai cambiare se noi non investiamo sulla conoscenza e sulla cultura, bisogna ridare una speranza alla cittadinanza. Foggia è una provincia segnata da fenomeni criminali molto preoccupanti. I problemi non derivano solo dalla presenza di agguerrite organizzazioni mafiose, ma anche da una criminalità diffusa, parimenti violenta, che pone in atto varie forme di delitti predatori, in particolare rapine, scippi, furti.

Inoltre vi sono forme di illegalità che coinvolgono anche fasce giovanili - serbatoio della manovalanza criminale - soprattutto nelle aree urbane a elevata marginalità sociale del Capoluogo e dei centri più popolosi, come San Severo, Cerignola, Manfredonia».

«La città di Foggia» – ha proseguito Gaetti -  «è stata teatro, recentemente, di atti criminali importanti alle quali vi è stata una pronta e forte reazione di tutte le forze dell’ordine, costantemente impegnate in prima linea in questo territorio. Gli imprenditori di Foggia e della provincia spesso vengono sottoposti ad ogni forma di vessazione. Il condizionamento criminale e mafioso delle attività economiche è molto presente e documentato attraverso precise indagini delle forze di polizia e attività della magistratura.

Quindi è importante non solo avere la piena consapevolezza di questo fenomeno, ma avere la volontà di sconfiggere ogni forma di criminalità organizzata ogni forma di organizzazione mafiosa, estorsioni e usura stanno diventando fenomeni sempre più sommersi, ma nello stesso tempo più serpeggianti: le organizzazioni criminali che controllano il racket cambiano il proprio modus operandi con forme meno dirette ed evidenti, mentre le vittime continuano a tacere e a non denunciare.

Dobbiamo indirizzare il nostro lavoro istituzionale a contrastare questa sottocultura di rassegnazione al silenzio che trae origine dall’oggettiva carenza di una solida, diffusa, capillare rete di fiducia nello Stato. Lo Stato sostiene ed incoraggia chi decide di opporsi al racket e all’usura. Questo messaggio deve essere chiaro ed incontrovertibile per tutti, perché la lotta a questi fenomeni passa da un insieme di azioni integrate, in cui anche l’informazione ha un ruolo fondamentale».

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