Ministero dell'Interno

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La nostra sfida da vincere in Africa

12 Luglio 2017
Intervento sul quotidiano "laRepubblica" del ministro dell'Interno Marco Minniti e del collega della Germania Thomas De Maiziére

Caro direttore, il Consiglio informale dei ministri dell'Interno che si è riunito a Tallinn lo scorso 6 luglio ha segnato un ulteriore passo avanti verso una politica comune dell'Unione Europea volta a contenere l'immigrazione incontrollata lungo il Mediterraneo centrale. Un elemento chiave per raggiungere questo obiettivo è rappresentato da una maggiore cooperazione con i nostri vicini nel Nord Africa, a cominciare dalla Libia.

Infatti, la gestione della migrazione non può essere territorialmente limitata all'Ue, e in particolare all'arrivo dei migranti sulle coste italiane. La migrazione deve essere affrontata prima di tutto in Africa, dove affonda le sue radici e dove le cause economiche, ambientali e umanitarie guidano questo fenomeno.

Le decisioni di Tallinn ed il riconoscimento della centralità dell'Europa nel sostegno alla Libia costituiscono una risposta al nostro appello. Il Consiglio ha concordato sulla necessità di aumentare le risorse a favore della rotta del Mediterraneo centrale. L'Ue ha compiuto un grande sforzo nel rallentare la migrazione illegale sulla rotta dei Balcani occidentali. Ora dobbiamo affrontare con la stessa determinazione la migrazione illegale nel Mediterraneo centrale. È davvero essenziale che gli Stati membri e l'Ue contribuiscano ulteriormente al Trust Fund Africa, di cui Italia e Germania sono rispettivamente il primo ed il secondo contributore.

Il nostro obiettivo è quello di stroncare il traffico di esseri umani, che costituisce una reale minaccia per l'intera Europa. Non possiamo stare a guardare inermi i trafficanti di esseri umani mentre sfruttano le speranze di migranti disperati per soddisfare il loro commercio del male.

I trafficanti di esseri umani sono dei criminali. Considerano i migranti come delle semplici merci da cui trarre un profitto, siano vivi o morti. Questa è la ragione per cui dobbiamo distruggere il modello di business dei trafficanti. Questo è il modo più efficace per combatterli. Dobbiamo prima di tutto prevenire il traffico dei migranti attraverso la Libia. Dobbiamo aiutare la Libia a controllare sia la frontiera marittima che quella terrestre. Assieme abbiamo proposto la sua frontiera terrestre nel sud, con la creazione di una moderna guardia di frontiera. Si sta creando una guardia costiera libica. L'Italia ha restituito alla Libia 4 motovedette e ne consegnerà altre 6, completando al contempo l'addestramento dell'equipaggio e fornendo assistenza tecnica. I migranti soccorsi dai gommoni stanno già facendo ritorno in Libia. La Guardia costiera libica ha già salvato 10mila vite in mare.

È cruciale prevenire una sovrapposizione tra la guardia costiera libica e le organizzazioni non governative, che talvolta si verifica nelle acque libiche. In questo contesto, un codice di condotta rappresenta una necessità operativa. A Tallinn l'iniziativa italiana in tal senso è stata accolta con favore ed i ministri hanno concordato sulla necessità di un codice di condotta.

Stiamo già lavorando con il Niger, il Ciad ed il Mali per fermare la migrazione irregolare verso la Libia. Dobbiamo anche cercare di intervenire alla frontiera meridionale libica, riconoscendo che il traffico dei migranti è diventato sempre più una industria importante lungo le rotte migratorie. Non possiamo semplicemente vietare il traffico, arrestare alcune bande di trafficanti e pensare che questo arresterà il flusso dei migranti. Dobbiamo anche lavorare con le organizzazioni locali. Dobbiamo convincerle a fermare o anche a prevenire tale traffico. A tale scopo, tuttavia, dobbiamo offrire una alternativa sostenibile, altre prospettive economiche e sociali alle comunità locali, da sviluppare in stretto contatto, soprattutto con i sindaci.

Al contempo, stiamo già lavorando con il Gruppo di contatto dei ministri dell'Interno della sponda Nord e Sud del Mediterraneo centrale, così come con il Niger, il Ciad e il Mali per fermare la migrazione irregolare. In realtà, dopo la riunione di Roma, la seconda riunione si terrà a Tunisi il prossimo 24 luglio. Consideriamo questo incontro un importante passo avanti nella cooperazione bilaterale.

Inoltre, a Tallinn, i ministri si sono impegnati ad accelerare la conclusione di efficaci accordi di riammissione con i Paesi di origine, ad esercitare leve e a utilizzare tutti i possibili incentivi inclusa la politica dei visti. Inoltre, dobbiamo agire anche in favore dei migranti che si trovano attualmente in Libia e per coloro che si stanno dirigendo verso questo Paese. Pertanto, con l'aiuto dell'Oim e dell'Unhcr, dobbiamo migliorare le condizioni in cui vengono ospitati. Questa situazione drammatica deve finire. Queste persone non possono restare in Libia Pertanto, l'Oim con il sostegno europeo deve sovraintendere l'organizzazione dei loro viaggi di rientro verso i paesi di origine. Non possiamo dare ai migranti l'illusione di una ospitalità illimitata che, de facto, alimenta il business dei trafficanti di esseri umani.

Non c'è una cura unica che risolva tutte le sfide della politica migratoria del Mediterraneo centrale. Piuttosto, sono necessarie molte misure nel lungo periodo per garantire il successo. Il piano di azione presentato dalla Commissione Europea a Tallinn contiene un numero di misure che noi dobbiamo adottare e incrementare rispetto alla Libia. Questo è ciò su cui dobbiamo concentrarci. Ma la crisi migratoria riveste anche una dimensione europea interna che deve coniugare solidarietà e responsabilità. Nella attuale situazione è cruciale aiutare l'Italia. In primo luogo, tutti gli Stati membri devono soddisfare i loro obblighi che derivano dalle decisioni sulla ricollocazione adottate nel settembre 2015. La Germania intende fare la sua parte e si è presa cura di 500 rifugiati al mese dalla scorsa estate, ed intende aumentare la quota fino a 750.

Occorre dare prova di solidarietà all'Italia. Ma lo dobbiamo anche a noi stessi, in quanto parte di una comunità di stati sovrani che si sostengono l'un l'altro. Nessuno Stato membro dovrebbe rinunciare all'opportunità di svolgere il proprio dovere di sostenere i suoi alleati. Dobbiamo invece usare le sfide attuali per acquistare nuova fiducia. Non possiamo permettere una Unione Europea che sia divisa tra il Nord e il Sud, tra l'Este l'Ovest.

L'Italia e la Germania lavorano assieme per raggiungere soluzioni comuni sostenibili a livello europeo. Possiamo discutere sui singoli temi ma abbiamo una visione comune forte. Il nostro compito oggi è di immaginare e costruire l'Europa del domani.