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Più compensi e formazione per i revisori. Candiani: «Ora nuove regole»

19 Novembre 2018
Revisori, più crediti al debutto ma si sbloccano i compensi. Il Sole24Ore, di Gianni Trovati

Le novità peri revisori corrono su due binari. Il regolamento che istituisce la quarta fascia per gli enti più grandi, per la prima iscrizione raddoppia i crediti necessari e chiede i 18 mesi di "rodaggio", e mette in campo il test nazionale di verifica delle competenze, è pronto per il consiglio dei ministri.

Ma in cantiere c'è anche un decreto del Viminale per modificare i compensi, atteso alla prossima Conferenza Stato-Città per l'informativa. L'aggiornamento dei compensi, chiesto a gran voce da consiglio nazionale dei commercialisti e Ancrel, l'associazione dei revisori, è anche un obbligo di legge. O, meglio, lo sarebbe, perché l'articolo 241, comma i del Tuel, che prevede l'aggiornamento delle cifre ogni tre anni, è una delle norme meno rispettate dell'ordinamento italiano.

Le tabelle sono ferme dal 2005, e prevedono compensi che oscillano dai 2.060 euro lordi all'anno peri Comuni più piccoli ai 17.680 nelle Province con più di 400mila abitanti e nei Comuni oltre i 500mila. Le delibere locali non possono superare quei valori, con eccezioni minime per gli enti più virtuosi sulla spesa corrente e gli investimenti. Ma non esiste un limite minimo, per ora solo "suggerito" dall'Osservatorio per la fiinanza locale del Viminale.

Il decreto sul quale si è lavorato prevede prima di tutto di aggiornare i dati all'inflazione, che nei 13 anni di congelamento si è mangiata il 20% del valore reale delle indennità. Ma in cantiere c'è una seconda mossa. I tanti tentativi di controllo della spesa introdotti negli anni della crisi di finanza pubblica hanno moltiplicato i compiti dei revisori, un centinaio di adempimenti all'anno che spaziano dalle verifiche sulle partecipate alle certificazioni sul rispetto delle norme di spending review.

Per questo, almeno peri revisori dei Comuni sopra i 5mila abitanti, un secondo ritocco dovrebbe compensare questo allungamento nella lista delle cose da fare. In cambio arriva però un restyling delle regole per l'accesso agli elenchi da cui l'algoritmo dell'estrazione pesca gli incarichi di revisione. Proprio l'algoritmo è oggetto di uno dei ritocchi del nuovo regolamento (anticipato sul Sole 24 Ore dell'8 ottobre) per aumentare le chance di chi non è mai stato estratto.

Per la prima iscrizione all'elenco, però, i crediti diventeranno 20 anziché 10, e in curriculum bisognerà avere anche 18 mesi di "praticantato", da svolgere come collaboratore di un revisore (articolo 239, comma 4 del Tuel) o responsabile finanziario degli enti locali.

Cambieranno anche l'ambito territoriale di riferimento, che diventerà preferibilmente provinciale e non più regionale, e le modalità di certificazione delle competenze. I 10/20 crediti necessari a entrare o restare nell'elenco continueranno a essere raccolti con i quiz alla fine dei corsi locali; ma per non essere cancellati occorrerà anche superare un test nazionale, che sarà preparato online dal Viminale. Come chiesto dagli amministratori locali, il presidente del collegio non sarà più automaticamente il componente più anziano, ma potrà essere scelto dall'ente all'interno della terna sorteggiata. In discussione c'è stata anche la possibilità per i piccoli Comuni di confermare il revisore dopo il primo mandato. Ma servirebbe una modifica normativa.

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