Ministero dell'Interno

Ministero dell’Interno

Tu sei qui

«Troppe bufale sulla sicurezza Ve le smonto io»

10 Dicembre 2018

Tema:

Intervista al sottosegretario Nicola Molteni di Federico Novella sul quotidiano LaVerità

Il sottosegretario all'Interno: «Le strade invase dagli irregolari? Non è vero. I rimpatri impossibili? Non è così Gli Sprar smantellati? Neppure. Il decreto funziona: ecco perché»

Faremo 7.500 assunzioni nelle forze dell'ordine e combatteremo i racket dell'elemosina Chi vuole la cittadinanza impari prima l'italiano

Sottosegretario Molteni, il decreto Sicurezza è legge. Con le nuove norme sull'immigrazione qual è lo scenario che si prospetta?
«Siamo soddisfatti anche perché il decreto è stato approvato con numeri che vanno oltre la maggioranza di governo. Il principio cardine possiamo riassumerlo così: più diritti per chi scappa dalle guerre, e meno sprechi per chi profugo non è. Chi fugge dalla persecuzione verrà inserito in un serio percorso di integrazione. Gli altri, vale a dire i migranti economici, gli irregolari, i clandestini, prenderanno la strada del rimpatrio».

Di fatto avete abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Le nostre strade si riempiranno di irregolari, fantasmi pronti a consegnarsi alla criminalità?
«Assolutamente no. La protezione umanitaria era un unicum italiano. Nata come forma eccezionale di permesso di soggiorno, purtroppo nel tempo, tramite un'interpretazione estensiva, è divenuta una sanatoria per l'immigrazione illegale. Pensiamo ai casi di cronaca: Desirée Mariottini, Pamela Mastropietro, la coppia violentata sulla spiaggia di Rimini. In questi casi il responsabile era titolare di una protezione umanitaria, un escamotage che in sostanza ti consentiva di diventare invisibile. Gli unici fantasmi li ha creati la sinistra negli ultimi anni, aprendo le porte a un'immigrazione senza controllo».

Eppure i sindaci di molte grandi città suonano l'allarme.
«Massimo rispetto per i sindaci e per le autonomie locali. Per troppi anni la gestione dell'immigrazione è stata scaricata sul territorio. I sindaci dalla sera alla mattina si ritrovavano i migranti negli appartamenti o nelle stazioni, alimentando tensioni e disagi nelle periferie. Questo decreto non produrrà affatto immigrazione illegale, anzi potenzierà tutti gli strumenti per favorire rimpatri ed espulsioni».

Sembra facile. Lo stesso Salvini ebbe a dire che per rimpatriare tutti ci vorrebbero 80 anni.
«L'anno scorso sono stati espulsi 6.500 irregolari, quest'anno supereremo quel numero, e per noi già una vittoria. Oggi raddoppiamo i centri per il rimpatrio, che saranno dotati di fondi più cospicui. E aumenta il periodo di trattenimento, in osservanza della direttiva europea».

Impossibile rimpatriare senza accordi internazionali con i Paesi di destinazione.
«Portiamo avanti trattative serrate. Abbiamo un accordo che funziona con la Tunisia, il ministro Matteo Salvini sta lavorando per implementare quelli con Egitto, Nigeria e Marocco, presto ce ne saranno di nuovi. Nel frattempo il ministero dell'Interno ha lanciato un bando di 12 milioni di euro per rimpatriare altri 2.700 irregolari in Paesi con cui non abbiamo accordi. Insomma, stiamo andando nella giusta direzione, forti del calo degli sbarchi: la nuova linea governativa che punta a potenziare l'intesa con la Libia, chiudere i porti e cacciare le Ong dal Mediterraneo sta concretamente pagando».

E perché avete smantellato lo Sprar, cioè il sistema di accoglienza diffusa operata dai Comuni?
«Questa è una menzogna che circola impunemente. Non abbiamo smantellato lo Sprar: coloro che hanno ricevuto protezione umanitaria resteranno lì fino al completamento dei progetto di integrazione. Stesso dicasi per i minori non accompagnati».

Ma da oggi in poi i richiedenti asilo non potranno più entrarvi.
«Non siamo il centro profughi d'Europa. Nel 2018 ci sono state 50.000 domande d'asilo: è stato riconosciuto il diritto alla protezione internazionale per 9.000. Questi ultimi hanno diritto all'accoglienza, gli altri no. Ricordiamoci sempre che nel 75% dei casi la domanda viene rigettata: e ai clandestini, tra cui purtroppo si nascondono in certi casi cellule affiliate al terrorismo, posso garantire solo il rimpatrio».

Spesso il problema sono i tempi biblici per esaminare le domande di asilo.
«Un primo passo lo stiamo facendo creando nuove commissioni a livello territoriale, con 170 funzionari in più rispetto ai 250 assunti già a luglio».

Ma quello dell'accoglienza diffusa in fin dei conti non è un modello vincente?
«Non sono un tifoso dell'accoglienza diffusa perché comporta lo sparpagliamento dei migranti nel territorio e rende difficile il monitoraggio. Ci sono modelli virtuosi che funzionano e che difendiamo. Altre realtà sono improduttive e clientelari. Il tanto sbandierato modello Riace, per esempio: le carte giudiziarie dimostrano gravi inefficienze. A Riace venivano assunte decine di persone tenute a far nulla».

Ma non c'è il rischio di favorire centri di accoglienza ordinari, quelli che fanno gola al business, e che spesso diventano maxi ghetti?
«I grandi centri li stiamo smantellando. Il Cara di Bagnoli è chiuso. Quello di Conetta, vergogna nazionale, lo sarà a breve. Stesso dicasi per Mineo: ospitava 4.000 persone, ora soltanto 1.700, costava 85.000 euro al giorno, ora 33.000. E presto verrà chiuso. Inoltre abbiamo introdotto l'obbligo per gli enti che gestiscono l'accoglienza di rendicontare le spese al centesimo. Le prefetture avranno l'obbligo di pubblicare questi rendiconti. L'obiettivo è da un lato evitare abusi, dall'altro tagliare gli sprechi, anche per finanziare le espulsioni».

Il decreto riorganizza l'Agenzia per la gestione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. Verso quale direzione?
«È l'altra parte cruciale del decreto: la guerra alle mafie non si porta avanti solo con le manette, ma anche con la confisca dei beni. Potenzieremo l'Agenzia con nuovo personale attraverso sedi territoriali locali. E introduciamo un concetto: tolgo il bene al mafioso e lo metto a disposizione della collettività per scopi sociali e istituzionali».

L'acquisto dei beni confiscati viene aperto anche ai privati. Non c'è il rischio che se li ricompri la malavita?
«Chiariamo. Questi beni sono ceduti agli enti locali, per il bene di tutti. In casi eccezionali, se per esempio non vi sono i fondi per ristrutturarli e rischiano quindi di degradarsi, allora il bene viene venduto. E i proventi saranno utilizzati per il finanziamento di operazioni antimafia. Naturalmente sono previste tutte le garanzie affinché queste risorse non ritornino nelle mani della criminalità attraverso prestanome. Sulla lotta alle mafie non accettiamo lezioni, e la ruspa che abbatte le ville dei Casamonica è lì a testimoniarlo».

C'è un ampio catalogo di nuovi reati con cui fare i conti. Che cos'è l'«accattonaggio molesto»?
«L'attenzione alla sicurezza urbana non deve mai venir meno. Ha presente il racket della mano tesa?».

La povertà non è mica un reato. O no?
«È un fenomeno che nulla ha a che vedere con la povertà. Spesso dietro a chi chiede l'elemosina in maniera molesta e fastidiosa, fuori dagli ospedali e dai cimiteri, ci sono organizzazioni criminali indegne che sfruttano minorenni. L'introduzione di questo reato, non solo per il questuante, ma anche per chi c'è dietro, vuole facilitare la vita alla polizia locale, nella grandi città ma anche nei piccoli centri».

Andiamo avanti. Reato di blocco stradale, quello commesso da chi blocca una strada o una ferrovia.
«Esatto, ovviamente vale per tutti. Nel caso dei migranti sarà elemento di valutazione del ritiro del permesso di soggiorno».

E ancora: reato di occupazione abusiva di edifici. Cosa comporta?
«Intanto premettiamo che finalmente gli sgomberi si faranno, le prefetture stanno stilando il cronoprogramma. La tutela della proprietà privata sarà una realtà effettiva. Sulle occupazioni di gruppo, poi, le pene aumentano, e saranno consentite intercettazioni telefoniche per perseguire gli organizzatori delle occupazioni. La vera differenza è che mentre prima potevi sgomberare solo se avevi già a disposizione l'immobile sostitutivo, adesso puoi procedere subito».

Anche se ci sono bambini?
«Per loro ovviamente vi sarà particolare attenzione. Prima occorre verificare se hanno parenti con immobili a disposizione, coordinare l'intervento dei servizi sociali, quindi nascerà una cabina di regia per verificare se donne incinte e bambini possano essere ricollocati. Penso ancora agli immobili sequestrati alla criminalità organizzata, che potranno essere reimpiegati come alloggi popolari. E a proposito, sia chiaro: chi occupa non avrà diritto alla casa popolare. Quelle sono riservate alle persone perbene che rispettano la legge».

Il Siulp, il sindacato di polizia, sostiene che l'utilizzo indiscriminato della forza pubblica non risolve i problemi, i quali graveranno maggiormente sulle forze dell'ordine, già in carenza di organico.
«Ho un ottimo rapporto con il sindacato delle forze dell'ordine, abbiamo raccolto le loro istanze, e nella manovra siamo riusciti finalmente a inserire 7.500 nuove assunzioni negli organici di polizia, carabinieri, vigili del fuoco e guardia di finanza».

Perché avete introdotto un esame di lingua italiana per chi chiede la cittadinanza?
«Perché la cittadinanza implica la partecipazione alla vita democratica del Paese, e dunque la precondizione è conoscere la lingua italiana e il nostro modo di vivere. E beninteso: la cittadinanza non è un percorso di integrazione, ma l'approdo finale di una volontà forte. Non sentirete più parlare di ius soli, con questo governo».

Intanto in Francia i forconi dei gilet gialli circondano l'Eliseo.
«È il fallimento della politica di Macron, la sua credibilità è al minimo. Parlava di solidarietà ma poi sconfinava in territorio italiano per scaricare i migranti nei boschi. Li abbiamo fermati, ripristinando la dignità nazionale».

AddToAny