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La decorazione pittorica

L'abbondanza delle pitture e riferimenti simbolici era particolarmente importante in un'architettura di 'Stato' che, attraverso miti e stilemi, esprimeva il concetto di potere. Secondo le intenzioni di Francesco Saverio Nitti i cicli pittorici sarebbero dovuti essere al centro del progetto del Viminale. Quando tuttavia Giolitti, nel 1920, tornò al governo fece interrompere i lavori di decorazione
Nei corridoi secondari del palazzo del secondo piano si affacciano cinque sale decorate, da attribuirsi probabilmente all'Amati e al Vico. Nelle intenzioni di Manfredi la pittura avrebbe dovuto svolgere un ruolo fondamentale nell'estetica del Viminale. L'aspirazione dell'intellighentia artistica dell'epoca mirava, attraverso l'unità delle varie arti (scultura, pittura ed arti applicate), a realizzare ambienti gradevoli e confortevoli.

Nel salone che si affaccia sulla galleria del ministro, simmetricamente alla sala del Consiglio, si possono ammirare le pitture di Villani che rappresentano, nei dieci riquadri, le attività del 'Genio italico' ossia la Navigazione, la Poesia, la Scultura, la Mietitura, la Stampa, la Tessitura, le Scienze, l'Architettura, l'Industria, la Vendemmia e, al centro, un'Italia vittoriosa sul disco del sole che sorge. Nel soffitto del salone del Consiglio dei Ministri troviamo le pitture di Giulio Bargellini ed il fregio eseguito da Umberto Amati per la cosiddetta sala B i cui lavori di decorazione furono interrotti da Giolitti.

​Nella parte opposta alla galleria del ministro, nella sala F, dove anticamente si trovava il gabinetto del sottosegretario di Stato si trovano i dipinti di Umberto Vico. Le pitture eseguite da Tito Ridolfi, sul soffitto del salone d'ingresso dello scalone al secondo piano, per molto tempo sono state nascoste poichè ricoperte da una controsoffittura.

Le due sale poste all'estremità della galleria al secondo piano, attualmente denominate sala A e sala F, pesentano decori pittorici raffiguranti fregi classici e putti. La sala A presenta quattro medaglioni che raffigurano a finto rilievo il busto di Dante Alighieri, Machiavelli, Michelangelo e Alessandro Volta. Sui due corridoi secondari del palazzo, al secondo piano, si affacciano cinque sale decorate da Amati e Vico.

Ultimo aggiornamento:

Venerdì 17 Febbraio 2017, ore 16:35