Ministero dell'Interno

Ministero dell’Interno

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Storia

Palazzo del Viminale, interno
Dalla posizione di preminenza sulla Presidenza del Consiglio al ruolo chiave nel processo di unificazione dello Stato, il ministero dell’Interno cambia sede nel 1961 passando da palazzo Braschi alla monumentale sede progettata da Manfredo Manfredi

Nel corso dei secoli le vicende del ministero dell'Interno hanno rappresentato un caso esemplare dell'evoluzione dell'intero sistema amministrativo, passato da funzioni d'ordine a compiti di regolazione dell'attività economica e di trasferimento di ingenti risorse finanziarie, e da un modello fortemente accentrato a una progressiva accentuazione dei poteri delle amministrazioni locali. Insieme al ministero delle Finanze, il ministero dell'Interno è stato uno dei due pilastri sui quali si è costruita la nazionalizzazione dello Stato italiano.

Al momento dell’unificazione, le classi dirigenti, messe di fronte al problema di garantire la sopravvivenza del giovane Stato, decisero di estendere a tutta la Penisola il modello amministrativo vigente nel Regno Sardo Piemontese. Di tale forma di organizzazione pubblica il ministero dell'Interno fu il garante e il custode più vigile.

Le funzioni del ministero e le attribuzioni del suo funzionario di vertice in periferia, il prefetto, furono la conseguenza della scelta della Destra storica di imprimere alla giovane Italia un profilo istituzionale fortemente centralizzato.

Nei primi decenni unitari toccò ai funzionari dell'amministrazione dell'Interno il compito di assicurare la presenza dello Stato anche negli angoli più periferici del Paese in un’ottica di continuo interscambio e dialogo fra istituzione centrale e territorio.

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Ultimo aggiornamento:

Martedì 1 Dicembre 2015, ore 11:37