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Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere

L’Organismo collegiale del Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere è una risposta che il legislatore ha iniziato a fornire sin dal 2000, in termini di contrasto e di prevenzione ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale (art. 15, comma 5, del decreto legislativo 190/2002, ora recepito nell’art. 180, del decreto legislativo 163/2006, Codice dei contratti pubblici).

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Con la pubblicazione del d.m. 14 marzo 2003, adottato dal Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della giustizia e con il Ministro delle infrastrutture e trasporti, il Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere ha iniziato a rappresentare uno degli assi portanti dell’azione di analisi preventiva, punto di orientamento delle procedure per il monitoraggio delle infrastrutture ed insediamenti industriali rientranti nel Programma Infrastrutturale Strategico (P.I.S.).

In adesione alla sua natura di Organismo di coordinamento, indirizzo ed impulso a beneficio dei soggetti istituzionali della rete delle Grandi Opere, il Comitato si è fatto carico di elaborare e mettere a disposizione elementi di tipo sistemico nelle attività di monitoraggio, formulando best practices dei controlli amministrativi che hanno trovato sistematizzazione nelle diverse Linee Guida antimafia, adottate in maniera selettiva a partire dall’anno 2005.
Il quadro delle competenze, a partire dal predetto d.m. 14 marzo 2003, si è notevolmente ampliato nel tempo, a seguito di puntuali interventi normativi in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici quali: l’Abruzzo nel 2009, i territori delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo nel 2012; nonché per le infrastrutture connesse ad EXPO 2015 Milano, e la realizzazione del piano Carceri (art. 16 del d.l. 39/2009, convertito dalla legge 77 /2009; art. 3-quinquies del d.l. 135/2009, convertito dalla legge 166/200, e l’art. 17-quater del d.l. 195/2009, convertito dalla legge 26/2010).
Le disposizioni indicate prevedono che i controlli antimafia sui contratti, appalti, subappalti e subcontratti per lavori, servizi e forniture sono effettuati con l’osservanza delle linee-guida indicate dal Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere.

Il sistema di monitoraggio antimafia nel settore delle Grandi Opere, come delineato dal decreto ministeriale 14 marzo 2003, è strutturato in forma di rete, in ragione della particolare complessità ed estensione territoriale del nostro Paese, è risulta incardinato sui seguenti significativi nodi.
A livello centrale il Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle Grandi Opere, ove è assicurata la presenza dei rappresentanti delle amministrazioni maggiormente coinvolte nella materia specifica; in relazione alle funzioni di organo di indirizzo e di regia, una forma di coordinamento orizzontale che è ben più del puro raccordo interministeriale, il Comitato è composto da rappresentanti delle Amministrazioni peculiarmente interessate alla materia, per cui, oltre al Ministero dell’Interno, ne fanno parte il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, anche per gli aspetti connessi alla prevenzione e al contrasto dei tentativi di riciclaggio. Inoltre a seguito dei provvedimenti succedutisi nel tempo, che hanno determinato una diversa allocazione distributiva di competenze, il Comitato vede la partecipazione di rappresentanti del Dipartimento per la Programmazione Economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dello Sviluppo e delle Attività produttive. La forte originalità dell’organismo gli è, altresì, conferita dal fatto che ne fanno parte soggetti che non rappresentano articolazioni dell’Esecutivo, quale l’Autorità per la Vigilanza dei Contratti Pubblici, e la Direzione Nazionale Antimafia, la cui presenza di quest’ultima nell’ambito del Comitato è correlata all’esercizio delle funzioni di impulso e coordinamento di cui all’articolo 371-bis del codice di procedura penale. Nella composizione del Comitato è presente, infine, la componente investigativa di polizia, in quanto ne fanno parte, in “quota” alla rappresentanza del Ministero dell’interno, componenti della Direzione Centrale della Polizia Criminale e della Direzione Investigativa Antimafia. In ragione di tale sua composizione il Comitato può considerarsi organismo multidisciplinare.

A livello periferico operano le Prefetture-Uffici Territoriali del Governo e i Gruppi Interforze, costituiti con il d.m. 14 marzo 2003.
Si tratta di pool provinciali coordinanti da un Vice-Prefetto e composti da rappresentati delle Forze di polizia territoriali, da un esponente del Centro operativo D.I.A., competente per territorio, da rappresentanti dell’Amministrazione periferica dei lavori pubblici e del lavoro e dalla previdenza sociale (questi ultimi, in particolare, per il contrasto al fenomeno del “lavoro nero” e per la sicurezza sui luoghi di lavoro, aspetti, entrambi, rivelatori di una possibile ingerenza criminale soprattutto nei contesti territoriali a legalità debole). I Gruppi Interforze provinciali sono in collegamento con il Comitato di Coordinamento e costituiscono anche tra di essi una rete, nel senso che si scambiano informazioni e dati inerenti alle infrastrutture pubbliche ricadenti nei rispettivi ambiti di competenza territoriale.
I Gruppi Interforze, oltre a fornire un supporto informativo e di analisi al Prefetto, assicurano un costante ritorno informativo al Comitato di Coordinamento per l'alta sorveglianza delle Grandi Opere, e rappresentano l’interfaccia operativo della Direzione Investigativa Antimafia. Gli accertamenti sono disposti dal prefetto anche avvalendosi dei poteri di accesso e di accertamento delegati dal Ministro dell'interno ai sensi del decreto-legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, nonche di quelli di cui all'articolo 93 del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159)

La D.I.A. -che ha un suo preciso mandato per le attività antimafia attinenti agli appalti pubblici e per questo ha sviluppato negli anni un elevato know-how nel settore- ha realizzato e gestisce a livello centrale l’Osservatorio centrale degli appalti (OCAP), sistema telematico destinato a raccogliere i dati e le informazioni acquisiti dai Gruppi Interforze in sede di accesso ispettivo presso i cantieri pubblici. Questa forma di penetrante controllo, appositamente introdotta dal d. m. 14 marzo 2003, per le verifiche antimafia nel settore delle Grandi Opere, rappresenta uno strumento di indubbia utilità ed ha ricadute assai interessanti sia per la gestione amministrativa dei dati, sia in funzione di sviluppi di carattere più propriamente investigativi. Oltre quanto disposto dalla legge obiettivo “Programma Infrastrutture Strategiche di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443,” l’art. 176 del decreto legislativo 163/2006, Codice dei contratti pubblici, stabilisce che sulla base delle proposte del Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere saranno articolati gli schemi di Protocolli di legalità destinati al settore delle Grandi Opere e che dovranno includere anche il monitoraggio dei flussi finanziari dell’intera filiera dei soggetti partecipanti alla realizzazione di interventi (dalla Stazione appaltante, al Contraente generale, al soggetto appaltatore ai sub-appaltatori e fornitori).

 


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