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I libri

Nel cospicuo patrimonio storico-artistico di proprietà del Fondo Edifici di Culto trova posto anche la biblioteca ubicata nel Palazzo Viminale presso la Direzione Centrale che amministra il Fondo medesimo, nel più vasto ambito del Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione.

 Tra i volumi posseduti dalla biblioteca e riguardanti il diritto ecclesiastico, materie religiose ed i beni artistici appartenenti al Fondo, circa trecento costituiscono la parte antica, recuperata in tempi recenti. Tale fondo bibliotecario, che annovera edizioni pubblicate a partire dal 1552, è stato originato dal trasferimento allo Stato, tra l'altro, dei beni librari appartenuti agli enti religiosi soppressi dopo l'Unità d'Italia, trasferimento che, peraltro, ha dato vita ad alcune delle maggiori biblioteche statali italiane o a fondi importanti di esse. Nel nostro caso, un certo numero di volumi provenienti da biblioteche convenutali passò nella disponibilità dell'allora Fondo per il Culto, amministrato dal Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti fino al 1932 e poi trasferito al Ministero dell'Interno. Con ogni probabilità la biblioteca funzionò fino agli anni '50 e '60 del secolo scorso, quando ancora doveva costituire uno dei servizi della Direzione Generale del Fondo per il Culto. In seguito, i libri antichi finirono in deposito, da dove, finalmente nella seconda metà degli anni '90, furono recuperati e riorganizzati nella piccola ed elegante biblioteca del Fondo, il quale, nel frattempo, per effetto della revisione concordataria del 1984, aveva modificato le sue competenze ed assunto la nuova denominazione di Fondo Edifici di Culto.

Nel patrimonio librario antico, che costituisce senza dubbio la parte più interessante della biblioteca, si debbono in primo luogo ricordare le pregiate edizioni stampate nel XVI secolo, tra cui la versione latina delle Vite di Plutarco del 1552, curata da alcuni fra i più importanti esponenti dell'Umanesimo italiano; i Dialoghi di Platone, tradotti in latino e commentati dal grande umanista Marsilio Ficino (Lione, 1570); il Codex Theodosianus, nell'edizione dell'eminente giurista francese cinquecentesco, François Cujas, esponente della scuola dell'umanesimo giuridico e considerato come uno degli iniziatori della disciplina della storia del diritto.

Non meno pregevoli le edizioni del XVII secolo, fra le quali, ugualmente, si trovano opere di diritto comune e canonico, ma anche grandi classici della letteratura. Si possono qui menzionare i Dicta et facta memorabilia di Valerio Massimo e l'opera completa di Apuleio, in due curiosi volumetti da tasca usciti ad Amsterdam nel 1625. Sono da ricordare, poi, i Commentarii ed i Consilia del famoso canonista tardo-quattrocentesco, Niccolò de' Tudeschi detto Panormitanus, nei ponderosi volumi editi a Venezia ai primi del �600, nonché l'opera del cardinal Giovan Battista De Luca, eminente giurista di statura europea: il Theatrum Veritatis et Justitiae, stampato a Roma nel 1669-1681.

Per quanto riguarda il XVIII secolo, accanto ai 16 volumetti delle opere di Metastasio, stampati a Venezia nel 1781-83 e arricchiti da splendide incisioni, si possono citare l'elegante edizione parigina delle Pandette del 1748-52, nonché due vaste opere di consultazione di genere totalmente diverso: il Bullarium Romanum edito a Roma da Mainardi e l'Encyclopédie di Diderot e D'Alembert, nell'edizione ginevrina del 1777-79.

Immagini di alcuni testi antichi


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