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Interventi e interviste

2009 - Interviste - Capo Dip. per le libertà civili e l'immigrazione - Mario Morcone (31.07.2006 - 30.06.2010)

24.09.2009

Immigrazione- Morcone: «Dialogo interculturale è strategico per reale integrazione stranieri»

Intervista del capo dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione al sito Internet dell'Associazione dei Comuni italiani (Anci)

 

Intervista di G.P.

«Il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno considera il dialogo interculturale uno strumento strategico per realizzare una reale integrazione di cittadini di origini, culture e religioni diverse». Lo afferma il prefetto Mario Morcone, che interverrà domani a Milano ai lavori della seconda conferenza nazionale sull’immigrazione.

Accoglienza ed integrazione degli stranieri, quale è la situazione dal suo osservatorio di Capo dipartimento immigrazione del ministero?
L’integrazione dei cittadini extracomunitari richiede un coordinamento delle politiche nazionali, sulla base di un quadro comune teso ad attribuire ai cittadini dei Paesi terzi diritti ed obblighi paragonabili a quelli dei cittadini comunitari. Il Dipartimento che io dirigo, è fortemente impegnato nel promuovere la realizzazione di concrete iniziative di integrazione dei tanti immigrati che vivono nel nostro Paese, facilitando la condivisione di quei principi e valori fondamentali che costituiscono la base indefettibile di una serena convivenza civile. Un ruolo fondamentale in tal senso viene svolto attraverso i Consigli Territoriali per l'Immigrazione, organismi istituiti presso le Prefetture, che costituiscono sensori privilegiati del fenomeno migratorio per la ricomposizione in una visione unitaria del fenomeno.

Come conciliare oggi l’integrazione degli stranieri con il mantenimento del pluralismo culturale?
Il dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione sta realizzando progetti per il raggiungimento di specifici obiettivi, quali l’educazione, l’inserimento professionale e la comunicazione. Ma, nel contempo, notevole rilevanza viene attribuita al dialogo religioso, favorendo il confronto e la conoscenza delle diverse fedi religiose, che di sovente sono accompagnate da diffidenze ed incomprensioni. E, proprio per questo, per favorire una serena convivenza civile ed il pieno rispetto della libertà religiosa costituzionalmente garantita a tutte le confessioni religiose, è da tempo attivo presso il Dipartimento l’Osservatorio sulle politiche religiose per lo studio e il monitoraggio di tutte le realtà religiose presenti nel Paese.

I Comuni svolgono un ruolo centrale nelle politiche di accoglienza sul territorio.
Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) offre la misura della capacità di accoglienza attuata dal nostro Paese, consentendo di parlare di “un modello italiano”. Esso rappresenta un modello di efficienza, una best practice conosciuta ed apprezzata anche in Europa, in quanto basata sulla proficua sinergia tra le Istituzioni, dello Stato e degli Enti locali, e la stessa società civile.
L’architettura dell’accoglienza sul territorio viene, infatti, realizzata mediante un sistema che, da un lato, prevede l’erogazione di contributi in favore dei progetti presentati dagli enti locali e, dall’altro, attraverso il Servizio Centrale - struttura di coordinamento affidata con convenzione all’ANCI - effettua un costante monitoraggio sulla presenza dei richiedenti asilo, sugli interventi realizzati e sulla loro efficacia. L’esperienza maturata in questi anni, coniugata anche con le indicazioni europee, ha già portato ad un progressivo sviluppo di percorsi di accoglienza diretti a categorie di soggetti più vulnerabili, quali i minori non accompagnati richiedenti asilo, le donne in stato di gravidanza, gli anziani, i nuclei monoparentali, i disabili e coloro che hanno subito violenze fisiche, psichiche o sessuali.

Cosa pensa della gestione dei flussi migratori dai Paesi dell’area del Mediterraneo?
Il tema più innovativo degli ultimi anni nel settore della migrazione, è il 'Global Approach' verso i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, nella consapevolezza, ormai acquisita, che senza il coinvolgimento diretto di questi Paesi non può esserci una efficace politica di gestione dei flussi, né potranno essere sfruttati appieno i vantaggi, in termini di sviluppo, che dalle migrazioni possono giungere a detti Paesi. Del resto, la politica comunitaria si sta indirizzando verso questo argomento, tanto è che la stessa Commissione europea ha presentato l’esigenza di potenziare l’approccio globale, ribadendo la necessità di attuare forme di partenariato e cooperazione con i Paesi terzi e suggerendo linee guida per migliorare l’efficacia dell’approccio attraverso un più stretto coordinamento, una maggiore coerenza e un miglioramento delle sinergie tra gli Stati membri. Tuttavia, la rivendicazione di molti Stati di una competenza nazionale nel determinare i bisogni di mano d’opera, di fatto, è di ostacolo al raggiungimento di una armonizzazione delle procedure e dei requisiti di ingresso e soggiorno, obiettivo necessario per la creazione di un effettivo partenariato globale. (nw)

 





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