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La sicurezza nella provincia di Trieste

La sintesi La situazione della sicurezza nella provincia di Trieste è influenzata dai seguenti fattori: 1) posizione geografica e territoriale: tutto il territorio provinciale confina con la Repubblica di Slovenia;. 2) forte propensione dei cittadini a collaborare con le Forze di polizia; 3) cultura storica e sociale che rifiuta ed emargina il crimine come mezzo di sostentamento alternativo al lavoro; 4) presenza di una rete di servizi sociali capillare ed efficiente, in grado di intervenire tempestivamente prevenendo i fenomeni di devianza sociale; 5) elevata attenzione delle Forze di Polizia; 6) elevata età di gran parte della cittadinanza giuliana che agevola l'azione di piccoli delinquenti. Quanto precede connota le caratteristiche della cosiddetta criminalità predatoria, quella cioè invasiva della privacy e lesiva dell'incolumità personale, che qui non desta particolare allarme. La posizione geografica di Trieste rileva sul versante di altre tipologie criminali derivanti dalla nuova centralità della città nel mutato assetto politico dell'Europa centro-orientale e balcanica. E' stato infatti registrato nel corso degli ultimi anni l'incremento del commercio illegale di armi destinate al conflitto nelle regioni della ex Jugoslavia (Serbia, Bosnia, Kosovo). Il crollo del regime comunista nelle Repubbliche dell'URSS e nei Paesi politicamente ad esso vicini ha generato il fenomeno dell'immigrazione clandestina da quegli Stati verso il resto d'Europa, aprendo così la via ad un nuovo importante mercato per le organizzazioni criminali, e cioè lo sfruttamento della prostituzione, la riduzione in schiavitù di donne,  il traffico di droga, di autovetture rubate e contrabbando, l'utilizzo di manodopera abusiva nei lavori edilizi. Su tale fronte sono state portate a termine importanti operazioni di Polizia che hanno condotto all'individuazione di numerose organizzazioni criminali che dalle repubbliche della ex Jugoslavia dirigono i traffici di immigrati clandestini e di armi,  provvedono al riciclaggio di denaro e al traffico di autovetture rubate, con l'arresto di molti malviventi e la confisca di rilevanti quantitativi di droga, armi da guerra e tabacchi.

Il fenomeno delittuoso di maggiore rilevanza nella Provincia  L'immigrazione clandestina costituisce il fenomeno illegale che nel corso degli ultimi anni ha maggiormente interessato la provincia di Trieste. Va subito detto che la presenza di una immigrazione clandestina nella provincia non determina un incremento del numero di reati, né un aumento del livello di pericolosità degli stessi. L'analisi dei dati relativi ai reati contro il patrimonio e con violenza alle persone (c.d. criminalità predatoria) ha consentito di escluderne una correlazione con la presenza illegale di cittadini stranieri. Costoro sono infatti prevalentemente diretti verso altre zone del Paese e d'Europa ed i reati di cui si rendono eventualmente responsabili sono legati alla necessità di restare nel territorio in stato di clandestinità (uso di documenti falsi, dichiarazione di una falsa identità personale, inosservanza di una precedente espulsione) ipotesi queste che ingrossano il dato statistico ma non destano allarme sociale. Viceversa gli stranieri presenti regolarmente in provincia sono in prevalenza persone che aspettano di veder definita la propria posizione o perché in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, o della concessione dell'asilo politico o per motivi di lavoro. Il contrasto all'immigrazione clandestina nella provincia assume perciò una valenza particolare in quanto il fenomeno degli ingressi illegali di cittadini stranieri non ha riflessi in ambito locale (aumento dei problemi di sicurezza pubblica) ma rilevanza nazionale ed europea, in quanto gli stranieri sono diretti verso le zone del Paese o della Comunità Europea, dove vi sono occasioni di lavoro e dove sono presenti comunità di connazionali o della medesima etnia presso le quali possono trovare appoggi. 

Le principali attività di contrasto I risultati ottenuti dall'Autorità Giudiziaria sono stati positivi ed hanno condotto all'arresto di numerosi "passeurs".  Ciò anche in virtù della capillare rete di controlli delle forze dell'ordine predisposti nell'ambito dei Piani provinciali e regionali di contrasto all'immigrazione clandestina curati dal Prefetto del capoluogo regionale, delegato al coordinamento.
A partire da luglio del 2000, i controlli sono stati ulteriormente potenziati con l'avvio di operazioni di vigilanza con l'ausilio anche di elicotteri.
Dall'analisi effettuata sono emerse le seguenti risultanze:

  • il fenomeno dell'immigrazione clandestina nel Friuli - Venezia Giulia ha assunto nel corso dell'ultimo anno proporzioni superiori a quelle del passato, ed ha interessato soprattutto le province di Gorizia e Trieste, e, in misura minore, quella di Udine;
  • l'apparato ed il dispositivo di contrasto esistenti si sono rivelati efficaci, consentendo il rintraccio di un numero rilevante di cittadini stranieri entrati illegalmente in territorio nazionale, ma i servizi possono essere ottimizzati sia con un più razionale e mirato impiego delle risorse umane, sia con una adeguata implementazione tecnologica;
  • il contrasto al fenomeno può ricevere un impulso decisivo da un insieme di fattori, che, tuttavia, solo in una strategia unitaria possono produrre migliori risultati, e, quindi, una adeguata risposta agli ingressi illegali ed una corretta attuazione della vigente normativa.

Tali fattori sono:

  1. un sistema di servizi di controllo coordinato del territorio da parte delle Forze di Polizia che vigilano e controllano non solo la fascia confinaria ed i punti più esposti all'ingresso clandestino, ma anche le principali arterie di comunicazione stradali, ferroviarie e marittime;
  2. un apparato di intelligence in grado di prevedere i maggiori flussi migratori provenienti dai diversi Paesi stranieri;
  3. una collaborazione, nel rispetto dei vigenti Accordi Internazionali tra il nostro Paese e la Repubblica di Slovenia, tra le Forze di Polizia italiana e slovena per sorvegliare le fasce confinarie a ridosso dei due Paesi e garantire il respingimento e la riammissione degli stranieri rintracciati in Italia e che hanno attraversato clandestinamente anche quel Paese;.
  4. la realizzazione di uno o più centri di permanenza temporanea ed assistenza di cui al Decreto Legislativo 286/98, in modo da allocare quei cittadini che, sprovvisti di documenti di identità, devono essere identificati in attesa dell'esecuzione dell'espulsione. 
  5. un'azione giudiziaria volta ad individuare gli organizzatori materiali dei traffici ed i componenti effettivi ed occasionali delle organizzazioni nazionali ed internazionali dedite al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Sulla base delle valutazioni sovraesposte, e nel rispetto delle competenze previste dall'ordinamento, il piano ha integrato i servizi di vigilanza posti in essere nelle due province, giuliana ed isontina, innovando, il dispositivo già esistente ed avvalendosi anche di pattuglie miste di polizia italo-slovena.
Le differenti caratteristiche geo-morfologiche delle due province hanno determinato l'adozione di una differente azione di contrasto all'immigrazione clandestina, in quanto a Gorizia il controllo del confine coincide con il controllo vero e proprio del territorio, mentre a Trieste la vigilanza si può articolare in una prima sorveglianza della fascia confinaria esterna al centro cittadino, e, in un secondo momento, delle arterie - stradali e ferroviarie - che conducono al resto del Paese.
Il piano ha permesso di realizzare un migliore utilizzo delle risorse umane e dei mezzi tecnici, ottimizzando l'impiego dei medesimi in relazione alle differenti caratteristiche che il fenomeno ha assunto nei due comprensori.
Attese le mutevoli modalità di ingresso illegale e clandestino in Italia, il piano è comunque soggetto a periodiche revisioni, al fine di renderlo adattabile alle differenti situazioni che potranno eventualmente presentarsi, e ciò in virtù del fatto che zone attualmente prescelte da parte delle organizzazioni malavitose per l'ingresso illegale degli stranieri potranno poi essere abbandonate a favore di altre, ovvero che l'attuale conformazione del dispositivo - che privilegia il controllo terrestre - possa indurre in futuro le organizzazioni criminali a scegliere la via marittima per introdurre i clandestini in Italia.
Per quanto concerne la filosofia operativa e le linee strategiche del piano si è ritenuto che solo un'azione coordinata su differenti livelli ed in diversi luoghi possa garantire una adeguata risposta  alle attuali caratteristiche del fenomeno.
E' stato pertanto deciso di approntare un sistema dinamico di controlli, articolato in servizi ordinari e servizi straordinari, che tiene conto, da un lato, delle differenti caratteristiche delle due province, e, dall'altro, delle diverse esigenze di risposta al fenomeno.
Per quanto concerne poi il dispositivo di vigilanza a mare, esso prevede un costante pattugliamento della fascia costiera da parte di tutti i soggetti preposti (Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia di Stato) al servizio di controllo marittimo.
In tale servizio sono stati impiegati, con compiti di sostegno, elicotteri  abilitati anche al volo notturno.


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