ANBSC, prefetto Corda «Il valore simbolico dei beni confiscati è pieno quando sono riconsegnati e riutilizzati dai cittadini»

Anbsc: agenzia beni sequestrati e confiscati
21 Marzo 2021
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Ultimo aggiornamento
Lunedì 22 Marzo 2021, ore 08:04
Come per i mafiosi, anche i beni sottratti a evasori e corrotti saranno destinati a fini sociali. Un bando al sud per sostenere il recupero dei beni

Nel lungo elenco dei beni immobili nella disponibilità dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, diretta dal prefetto Bruno Corda, accanto ai patrimoni dei grandi boss mafiosi, adesso ci sono anche quelli espugnati ai protagonisti di gravi e importanti scandali pubblici.

Tra quelli confiscati più di recente, ci sono i beni dei condannati di Mafia capitale, in parte già riassegnati per il loro utilizzo sociale, come la villa di Sacrofano di Massimo Carminati dove sorgerà un centro per i ragazzi autistici, e la villa dei Casamonica a Rocca Bernarda che diventerà una casa famiglia per minori. Altri beni di rilievo, e non solo per valore economico, sono i patrimoni sottratti ai condannati per lo scandalo Mose, la lussuosa casa romana e la tenuta a Pioraco (Macerata) dell'ex generale della Guardia di Finanza Emilio Spaziante, la dimora cinquecentesca di Cinto Euganeo confiscata all'ex governatore Giancarlo Galan, affidata all'Agenzia per il Demanio in attesa di andare all'asta. Ci sono poi i 27 immobili tra ville con piscina e appartamenti di pregio dell'ex provveditore alle opere pubbliche del Lazio Angelo Balducci e le case romane di Anna lannuzzi, conosciuta come Lady Asl, al centro del sistema di corruzione della sanità laziale emerso anni fa.

Questi, ad oggi, i beni confiscati in via definitiva e tornati nella disponibilità del patrimonio dello Stato: 19.327 immobili in gestione e 17.309 già destinati a cui si aggiungono 2.934 aziende in gestione e 1470 assegnate.

«Siamo l’unico Paese al mondo a prevedere il riutilizzo sociale dei beni confiscati grazie a una legge, la Rognoni la Torre, che è una pietra angolare della nostra legislazione», commenta con soddisfazione il prefetto Bruno Corda.

Un andamento diverso e più complesso, si registra, invece, nelle quattro regioni del sud - Sicilia, Calabria, Campania e Puglia - che vantano il 65% dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Una complessità che richiede spesso il fattivo concorso del Nuclei di supporto delle prefetture. Si tratta di immobili che al momento della confisca sono occupati abusivamente o deliberatamente distrutti dagli ex proprietari o in condizioni talmente disastrose da necessitare ingenti risorse per il riutilizzo. 

Da qui l'idea dell’Anbsc di ricorrere a un bando rivolto alle associazioni del terzo settore - allargando così la platea dei destinatari oltre ai consueti soggetti statali, regionali ed enti locali - per l'assegnazione a titolo gratuito dei beni da riutilizzare con un progetto con finalità sociali e con un contributo massimo di 50 mila euro, con oltre 1.000 i lotti in assegnazione e 175 progetti presentati.

«Il valore simbolico della confisca dei patrimoni accumulati in modo illecito, che siano dei mafiosi o dei corrotti, o degli evasori, prosegue il direttore dell’Agenzia, è pieno solo quando viene effettivamente riconsegnato e riutilizzato dai cittadini che, fino a poco tempo prima, in quegli stessi beni leggevano il simbolo della potenza criminale. Purtroppo non è facile perché gli enti locali spesso si devono confrontare con beni in condizioni disastrose o occupati e non conoscono neanche le procedure». 

Infine, c’è il grosso problema delle aziende confiscate destinate quasi sempre al fallimento. «Queste aziende – spiega il prefetto Corda – hanno lavorato sempre sul mercato nero, con liquidità sporca. Confrontandosi con il mercato reale, soccombono. Quello che servirebbe è un'operazione economico-culturale in cui un intero territorio dovrebbe farsi carico di reimmettere queste aziende sul mercato, ad esempio privilegiando i loro prodotti. Questa sarebbe la vera antimafia militante».