Un anno con la pandemia, il prefetto di Padova: «Preparati a gestire le emergenze, ma stavolta era tutto nuovo»

Il paese di Vò (Pd) durante la fase della chiusura in zona rossa
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Imagoeconomica
21 Febbraio 2021
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Ultimo aggiornamento
Domenica 21 Febbraio 2021, ore 13:10
Il 22 febbraio scorso la zona rossa a Vò «fu il momento più difficile»

«Se arriva un'alluvione bisogna portare i sacchi di sabbia sull'argine. Ma quando arriva una pandemia come ci si comporta? È tutto da inventare». Così inizia il racconto del prefetto di Padova, Renato Franceschelli, che dalle pagine de "Il Gazzettino" ripercorre ciò che iniziò un venerdì di un anno fa, l'anno che definisce «il più strano della sua carriera, dove ci siamo trovati davanti qualcosa di inimmaginabile».

Nei primi giorni del 2020, ricorda Franceschelli, «ricevevamo le informazioni sul virus ed eravamo attenti al tema del rientro dei cinesi dal loro Capodanno, ma non c'erano segnali di grande allarme. La dimostrazione è che il 7 febbraio c'erano quattromila persone ad accogliere il Presidente della Repubblica in Fiera».

Alle ore 16 del 21 febbraio, però. cambia tutto. «Mi chiama la direzione dell'Ulss e segnala che a Schiavonia ci sono due pazienti positivi. Poco dopo il presidente Zaia apre l'unità di crisi nella sede di via Scrovegni. In sala siamo dieci persone, vicine e senza mascherine. Oggi sarebbe impensabile». 

Fu la cintura intorno all'ospedale di Schiavonia, tra le prime decisioni prese dal prefetto: «Poi all'interno scattano i tamponi a tutti, viene stabilito anche di montare le tende agli ingressi. Ma l'allarme riguarda pure Vo' - è il racconto incalzante del prefetto - . Con una prima ordinanza il sindaco chiude le scuole e le attività commerciali».

«Siamo educati e istruiti per gestire le emergenze - annota Francescelli -. Venticinque anni fa da capo di gabinetto della prefettura di Lucca mi ero trovato a gestire l'alluvione in Versilia. Ma questa situazione è di sicuro unica nel suo genere».

Dopo il decreto che stabilisce Vo' "zona rossa", il 22 febbraio 2020, «l'impegno più grande è stato far arrivare i rifornimenti alla popolazione chiusa all'interno dei confini e garantire l'apertura di alcune attività essenziali come i supermercati. La gestione della zona rossa è stato il momento più duro». 

«Impressionante -racconta il prefetto - è stato vedere una città spettralmente vuota», quando , poco dopo arriva il lockdown totale. «Di quei giorni ricordo che i padovani hanno risposto con grande serietà. L'impegno del volontariato, soprattutto al servizio delle persone anziane sole, è stato meraviglioso». 

Si arriva a maggio con le richieste di autorizzazioni presentate dalle aziende che chiedono di lavorare: 8500 ogni giorno. «Ognuno di noi aveva il proprio pacco di istanze. Qui in prefettura c'era anche un gruppo di persone che si occupava solo di rispondere al telefono. Arrivavano quesiti di ogni genere». Poi in estate con la ritrovata libertà «pensavamo tutti di esserne fuori e sono state commesse delle leggerezze, certo. Ma io - confida il prefetto - non me la sento di colpevolizzare i ragazzi. Se consenti certe attività sai già che quelle attività si vivono in un solo modo. Davvero si pub pensare di ballare in discoteca a due metri di distanza?». 

«Un periodo di pandemia può portare a tensioni sociali- dice Franceschelli sul rischio di tensioni nelle piazze italiane. «Se scadranno la casse integrazioni e il blocco dei licenziamenti la situazione andrà tenuta ancora sotto controllo. Qui ci sono state almeno tre manifestazioni dove la sofferenza di molte persone è stata usata anche per fini politici. Ma le associazioni di categoria ci hanno aiutato a gestire i malumori».

Infine l'inaugurazione dell'anno scolastico con il presidente Mattarella il 14 settembre a Vó: «E' stata la gratificzaione più bella - conclude il prefetto -  una grande fatica, ma molta soddisfazione».