Antiracket e antiusura: studio della Bocconi sul Fondo di solidarietà

Il ministro Lamorgese (riquadro in alto, al centro) durante il suo intervento in videoconferenza
21 Luglio 2021
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Ultimo aggiornamento
Giovedì 22 Luglio 2021, ore 16:22
La ricerca presentata al ministro Lamorgese e al commissario straordinario Cagliostro

Il numero di richieste di accesso al Fondo di solidarietà per le vittime di racket e usura non corrisponde al numero delle denunce, anche a causa del fatto che spesso chi si rivolge al Fondo al momento di denunciare non ne conosce ancora l'esistenza.

Il dato emerge dallo studio realizzato dall'Università Bocconi di Milano in collaborazione con il Commissario straordinario del governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, presentato questa mattina in videoconferenza dalla prefettura di Milano.

Si tratta di un focus sull'esperienza ventennale del Fondo, nato da un'idea del magistrato Giovanni Falcone allo scopo di sostenere le vittime per il loro reinserimento nell’economia legale attraverso elargizioni a fondo perduto alle vittime di racket e prestiti decennali a interesse zero alle vittime di usura, misure di ristoro commisurate entrambe ai danni patrimoniali e personali subiti.

Uno studio «che assume particolare importanza nel periodo drammatico che viviamo», ha dichiarato il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, intervenuta da remoto all'evento, riferendosi all'emergenza sanitaria Covid-19 e alla crisi economica che ne è derivata, con la conseguente «forte domanda di liquidità da parte di famiglie e imprese» che possono, se non percepiscono un'altrettanto forte presenza dello Stato, «rivolgersi a quel mondo sommerso pronto ad offrire soluzioni apparenti a tutti i problemi, infiltrandosi e inquinando l'economia legale».

Per questo, ha aggiunto il ministro, «le istituzioni devono saper ascoltare e intercettare le esigenze dei cittadini prima che la criminalità organizzata» possa «intervenire a soddisfarle come una sorta di welfare alternativo». In quest'ottica il Fondo di solidarietà si conferma «fondamentale e concreto strumento di sostegno ai cittadini che si ribellano al racket e all'usura», e una più ampia diffusione della sua conoscenza unita a un suo ancora migliore funzionamento possono «concorrere a vincere la diffidenza nei confronti delle Istituzioni che è tra le cause della scarsa propensione delle vittime alla denuncia».

Una rete di solidarietà articolata tra istituzioni, Forze dell'ordine e associazioni, l'emersione del sommerso, un più facile accesso al credito legale e anche l'appello al senso civico dei cittadini possono contribuire a valorizzare il ruolo del Fondo che - come emerge dallo stesso studio della Bocconi, conclude il ministro - rimane fondamentale.

I risultati raggiunti dal Fondo, che negli ultimi anni ha accolto circa la metà delle domande di accesso per circa la metà dell'importo richiesto, del resto «qualificano un percorso di riflessione, condotto in questi ultimi anni dalla struttura commissariale, sulla necessità di intraprendere iniziative di carattere amministrativo, di potenziamento delle procedure digitalizzate e di iniziative per modificare la legislazione di riferimento» ha commentato il Commissario straordinario Giovanna Cagliostro, concludendo l'evento in prefettura, presente anche il prefetto Renato Saccone.

Il Commissario straordinario ha accennato anche agli aspetti sui quali intervenire per ottimizzarne le performance e renderlo così «uno strumento più conosciuto, più efficiente nei tempi e nelle modalità di trattazione delle istanze e, quindi, più efficace come incentivo alla denuncia da parte delle vittime».

Lo studio in sintesi

I ricercatori della Bocconi, coordinati dall'adjunct professor Eleonora Montani, hanno costruito un database delle oltre 5.000 richieste alle quali il Fondo ha dato finora risposta, analizzandone circa il 20% nell'ambito di un'elaborazione preliminare dei dati dalla quale emerge che le domande di accesso al Fondo sono più frequenti in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, dove si collocavano tradizionalmente le principali organizzazioni criminali mafiose - che di usura e racket si servono per controllare il territorio e infiltrare l'economia locale - e in Basilicata.

Rispetto ai dati analizzati, le istanze presentate da vittime di estorsione sono il doppio di quelle presentate da vittime di usura, anche per le caratteristiche di questo tipo di reato, come osserva la coordinatrice, «subdolo e dotato di un'incredibile capacità di annichilire umanamente, psicologicamente ed economicamente le vittime», le quali denunciano solo quando sono allo stremo, e per questo nell'82% dei casi, laddove ottengano il prestito a interessi zero dal Fondo, lo utilizzano per ripagare i debiti, senza più risorse per reinserirsi.

Quanto ai settori economico-produttivi più colpiti, i dati esaminati confermano le evidenze processuali: coltivazioni, produzione animali, caccia e connessi (15,9%), commercio al dettaglio (15,2%), attività servizi di ristorazione (13,8%), costruzione edifici (14,5%), commercio e riparazione autoveicoli e motocicli (9,0%), mentre si segnala nello studio come un'anomalia la mancanza di riscontri nei settori delle forniture ad amministrazioni pubbliche e della gestione rifiuti.

21 Luglio 2021