Beni confiscati: un protocollo per prevenire il rischio infiltrazione criminale nelle procedure di vendita dei beni aziendali

Firma protocollo tra Anbsc e Direzione nazionale antimafia
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Anbsc
8 Luglio 2021
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Ultimo aggiornamento
Giovedì 8 Luglio 2021, ore 19:58
L’intesa firmata tra Anbsc e Dna prevede specifiche modalità e scambi informativi per le verifiche antimafia

Rafforzare le attività di prevenzione e contrasto dei fenomeni mafiosi per evitare, in particolare, i rischi di infiltrazione della criminalità organizzata nelle procedure di affitto, vendita o liquidazione dei beni aziendali confiscati.

È questo l’obiettivo del protocollo firmato questa mattina presso la sede della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna) da Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia e dal prefetto Bruno Corda, direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc).

Nell'ottica di favorire la collaborazione inter-istituzionale, l’accordo completa quello sottoscritto nel 2019 sulle modalità di vendita dei beni immobili, prevedendo specifiche procedure e scambi informativi per le verifiche antimafia relative ai beni confiscati che possano essere oggetto di vendita secondo quanto previsto dal Codice Antimafia.

Adottare forme stringenti di verifica antimafia consente non soltanto di monitorare il fenomeno, ma anche di disporre di analisi approfondite sulle possibili criticità connesse al mantenimento delle posizioni di mercato precedenti la confisca, per assicurare la continuità imprenditoriale e per garantire i livelli occupazionali.

Alla base della costruzione del rapporto costante e coordinato tra Agenzia e DNA vi è il comune intento di evitare il rischio che i beni aziendali destinati all’affitto, alla vendita o alla liquidazione rientrino nella disponibilità della criminalità organizzata, vanificando l’intervento dello Stato. Per questo l’accordo prevede oltre alla regolare condivisione delle informazioni un monitoraggio triennale esteso non solo agli assegnatari dei beni aziendali, al momento del loro trasferimento, ma a tutti i soggetti che nei tre anni ne dovessero acquistare a loro volta la disponibilità.