«Carlo Mosca, uno straordinario testimone di etica pubblica»

Mosca e Napoli
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Imagoeconomica
6 Aprile 2021
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Ultimo aggiornamento
Martedì 6 Aprile 2021, ore 12:28
Nel ricordo del prefetto Marco Valentini, i tratti umani e morali di un prefetto che amava Napoli

In una commossa intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica/Napoli”, il prefetto Marco Valentini ricorda i tratti umani, etici e morali del prefetto Carlo Mosca e del suo legame con la città di Napoli, a pochi giorni dalla sua scomparsa.

Una figura, quella di Carlo Mosca, che va oltre «l’aver rappresentato un eccellente civil servant capace di essere Stato e capace, altresì, di conferire forza innovativa e visione del futuro in tutti i suoi numerosi e delicati incarichi», inizia col precisare il prefetto Valentini condividendo il ritratto fatto dal ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, durante l’ultimo saluto a Sassari.

Valentini lo ricorda «soprattutto come un coerente e fermo portatore di humanitas e di verità, in un mondo in cui di tali valori si avverte un disperato bisogno. In questo, rappresentava dunque una luminosa eccezione d'integrazione tra sfera pubblica e sfera privata, resa evidente dal tratto umano sobrio e accogliente, empatico e quando necessario compassionevole, nei confronti anche dell'ultimissimo dei suoi collaboratori».

In particolare, il prefetto di Napoli nel descrivere la forte personalità di Mosca, desidera con forza sottolinearne «la visione lungimirante e interessata alla gerarchia dei valori che muovono lo stare insieme di una Comunità» e la sua capacità di mettere al primo posto ciascun essere umano in quanto tale, primo riferimento per ogni decisione e gestione delle diverse problematiche. In questo frangente, il pensiero corre subito alla vicenda che lo vide protagonista di un’importante presa di posizione nei confronti della richiesta, da lui ritenuta illegittima, di schedare con impronte digitali bambini rom, coerentemente con le proprie convinzioni.

«Carlo Mosca – ricorda Valentini - è stato anche un grande intellettuale e un incessante suscitatore di cultura, soprattutto nei confronti dei suoi scolari, nell'amministrazione e nelle università nelle quali ha insegnato. Da raffinato giurista e appassionato penalista, negli ultimi anni si era dedicato soprattutto alla costruzione degli elementi di una teoria generale sulla sicurezza, intesa quale diritto, che lui vedeva come evoluzione volta a una funzione di garanzia pienamente coerente con la connotazione democratica e costituzionale della nostra società». Il giorno del suo funerale è stato dato alle stampe, per Editoriale Scientifica, il suo ultimo libro, al quale aveva lavorato per due anni "La sicurezza, valori, modelli e prassi istituzionali".

«Innamorato di Napoli, dove da allievo della Nunziatella aveva vissuto le esperienze giovanili che l'avevano formato», invitava chiunque, soprattutto se uomo o donna delle istituzioni - ricorda nella sua esperienza personale il prefetto Valentini - «a conoscere direttamente e in profondità ogni aspetto della città, soprattutto quelle realtà difficili il cui perdurare maggiormente ferisce i principi di giustizia e di uguaglianza».