Il commissario antiracket e antiusura Cagliostro a Partinico: procedure più veloci a sostegno delle vittime

Il commissario straordinario Cagliostro seduta al centro del tavolo dei relatori
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Staff del commissario straordinario
28 Ottobre 2021
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Ultimo aggiornamento
Venerdì 29 Ottobre 2021, ore 14:26
Il prefetto al convegno organizzato dalla commissione straordinaria del comune palermitano sciolto per mafia

Tempi ridotti per l'istruttoria e la deliberazione sulle istanze di accesso al Fondo di solidarietà da parte delle vittime di racket e usura, per «agevolare le iniziative a loro favore» e far sentire loro in modo concreto che lo Stato le supporta.

Anche per questo, «denunciare conviene», ha ribadito oggi il commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Giovanna Cagliostro a Partinico, in provincia di Palermo, durante il convegno “Racket e usura: prevenzione, contrasto, solidarietà” organizzato in collaborazione con la prefettura di Palermo dalla commissione straordinaria che amministra il comune, sciolto per mafia nel 2020.

«La vittima che denuncia non ha né tempo né voglia di aspettare perché nel momento in cui decide di fare questo passo ha necessità di risposte certe e, talvolta, non ha abbastanza fiducia nello Stato», ha osservato il prefetto Cagliostro parlando degli aggiornamenti alla piattaforma informatica che rendono possibile la compressione dei tempi procedurali. Ma la vittima «non viene lasciata sola dalle istituzioni», ha ricordato ancora una volta il commissario straordinario, sottolineando anche il ruolo delle associazioni antiracket e antiusura, che accompagnano la persona «non solo nel momento in cui decide di denunciare ma anche a seguito delle decisioni assunte dal Comitato di solidarietà».

Per favorire la denuncia è però anche importante creare le condizioni. Un aspetto sottolineato dal prefetto di Palermo Giuseppe Forlani che tra i meriti riconosciuti alla commissione straordinaria di Partinico - composta da Concetta Caruso, Maria Baratta e Isabella Giusto - ha evidenziato quello del «ripristino anche sociale delle premesse che servono a mantenere nel tempo i risultati raggiunti», creando «fiducia nei cittadini che sanno che possono rivolgersi al comune per avere i propri diritti».

Oltre al prefetto, che ha anche riconosciuto «il lavoro importantissimo» che la commissione sta svolgendo per ripristinare la legalità nell'ente locale, sono intervenuti al convegno il questore di Palermo Leopoldo Laricchia, i comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, Giuseppe De Liso e Andrea Canale, che hanno messo in luce la scarsità di denunce a fronte dell'emersione di episodi - 216 estorsioni da inizio anno in provincia di Palermo - che spesso hanno alle spalle la mafia.

Si tratta anche di un problema culturale, ha osservato il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Francesco Del Bene, che si affronta educando i ragazzi ma anche gli imprenditori a «pensare per lo Stato».

Sono intervenuti al convegno anche l’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, il procuratore aggiunto di Palermo Annamaria Picozzi e la sostituta procuratrice Federica La Chioma.