Contrasto alla tratta di esseri umani: protocollo operativo a Milano

Il prefetto Saccone (al centro dell'immagine) durante la presentazione anche in video-conferenza del protocollo
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Prefettura di Milano
29 Aprile 2021
Ultimo aggiornamento
Sabato 1 Maggio 2021, ore 11:36
Approccio multidisciplinare per l'intesa che punta a favorire l'emersione del reato

La tratta di esseri umani è un fenomeno spesso sommerso ma in preoccupante aumento, rispetto al quale sono pochi i procedimenti giudiziari per l'omertà che circonda il fenomeno, del quale sono più spesso vittime donne e bambini.

Contrastarlo facendo emergere informazioni di interesse investigativo e tutelando sicurezza e privacy delle presunte vittime è l'obiettivo del protocollo operativo presentato questa mattina in prefettura a Milano dal prefetto Renato Saccone, dalla coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia (Dda), VIII dipartimento, Alessandra Dolci, dai presidenti del tribunale di Milano Roberto Bichi e del tribunale per i Minorenni Maria Carla Gatto, e dal procuratore presso lo stesso, Ciro Cascone.

Si tratta di un'intesa che in concreto mira ad armonizzare la cooperazione tra tutti i soggetti - istituzionali e del privato sociale - che hanno a che fare in base alle proprie competenze con le possibili vittime, favorendo lo scambio di informazioni nell'ambito delle procedure di riconoscimento, segnalazione e presa in carico, richiamandosi al "Meccanismo nazionale di Referral per le persone trafficate in Italia".

Per questo l'accordo coinvolge le Forze dell'ordine, le prefetture delle altre province lombarde e le commissioni territoriali per il riconoscimento della Protezione internazionale, comuni e associazioni di volontariato, tutti uniti a supporto della Dda che da questo strumento d'intesa «agile e diretto» si aspetta «fin da subito che arrivino le segnalazioni», come ha spiegato la coordinatrice Dolci.

La protezione delle presunte vittime è uno dei punti-cardine del protocollo che punta, ha spiegato il prefetto Saccone, a «mettere insieme il mondo istituzionale e la società civile, unire competenze e capacità di empatia, umanità, per un approccio interdisciplinare», con l'obiettivo della «tutela della persona umana», per contrastare questa nuova forma di schiavitù: apparentemente superata dalla storia, ma che «nel 21esimo secolo, si pone invece come uno dei problemi più importanti dell'umanità».

Cosa prevede il protocollo

I soggetti firmatari che nell'ambito delle proprie competenze entrano in contatto con la persona pongono domande preliminari per determinare se possa essere una vittima di tratta, acquisendo prima il suo consenso informato - con il supporto di traduttori e mediatori culturali - e nel rispetto della sicurezza e del diritto alla riservatezza della stessa, informando la procura presso il tribunale per i Minorenni nel caso di minore di età.

Se da questa analisi preliminare emergono elementi che indichino la possibilità che la persona sia vittima di tratta, viene coinvolto il comune oppure l'associazione, e nel caso si tratti di un minore si informa la procura presso il tribunale per i Minorenni.

Alla Dda, invece, «sarà trasmessa una nota riservata che riguarderà i dati raccolti specificando se la persona sia disponibile o meno a collaborare», ha spiegato ancora Dolci, sottolineando che «anche in assenza di collaborazione verranno adottate tutte le misure idonee per garantirne l'incolumità».