Dal lockdown al ricovero, l'anno difficile del prefetto di Venezia

Vista di Venezia dalla prefettura
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Prefettura di Venezia
21 Febbraio 2021
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Ultimo aggiornamento
Domenica 21 Febbraio 2021, ore 16:37
Zappalorto: «Non possiamo permetterci una terza ondata, ci porterebbe al default. Per far uscire Venezia dalla crisi bisogna ripensare l'economia della città»

Il prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, la lotta contro il virus l'ha vissuta davvero a tutto campo, innanzitutto come uomo delle istituzioni, ma anche di persona, come paziente. Quei giorni, alcuni trascorsi in terapia intensiva, li racconta oggi in una intervista a "Il Gazzettino di Venezia e Mestre": un periodo che l'hanno reso ancora più determinato a far rispettare le regole per evitare ad una nuova ondata che, commenta, sarebbe «uno scenario che porterebbe al default economico: il rischio è che finiscano per saltare i servizi essenziali dello Stato».

«Un anno - quello che si compie in questi giorni, spiega il prefettto - in trincea, passato a respingere gli assalti di una pandemia che ha stravolto la vita di tutti. Il covid ha avuto un impatto devastante, ha messo in luce nuove povertà e nuove ricchezze, e ci ha costretto a delle scelte difficili, a volte anche sbagliate. Può capitare, quando non si conosce ancora il nemico che si sta affrontando».

«Ho vissuto giorni difficili quando mi sono ammalato - ricorda Zappalorto -. Ne sono uscito, fortunatamente, ma sento ancora addosso le conseguenze. Da quando sono guarito ho chiesto di rafforzare ancora di più i controlli».

«Dovevamo chiudere tutto prima, immediatamente, fin dai primi casi a Vo' - dice chiedendosi cosa si poteva forse fare diversamente - adesso con il senno di poi è facile, un anno fa non avevamo la stessa esperienza. Nella seconda ondata, invece, ci siamo lasciati andare. Potevamo essere più prudenti, più accorti».

Quest'anno - racconta il prefetto - ha portato una rivoluzione anche nel modo di concepire e vivere le istituzioni: lo smartworking, le videoconferenze, la didattica a distanza». La prefettura, in questi mesi, ha visto anche l'effetto tsunami dell'emergenza sanitaria sul lavoro tra «Cessazioni di attività, persone rimaste a casa, trattative fiume con i sindacati».

Il prefetto si sofferma poi sulla condizione di Venezia-città d'arte, con l'azzeramento della sua economia principale: il turismo. «La politica deve prendere atto di ciò che è successo e riconvertire e ripensare l'economia della città - spiega -. Bisogna ristrutturare il bilancio, non farlo più dipendere dalle risorse che provengono dal turismo: bisogna immaginare un futuro diverso. Servono investimenti, ma più su spese correnti ma infrastrutture, che devono mirare alla semplificazione amministrativa e degli apparati. Le infrastrutture a cui penso non sono porti, ponti o autostrade, ma servizi di rete, che rendano più agili le attività telematiche. Per uscire dalla crisi è necessario cambiare mentalità».