Lamorgese: «La libertà di stampa è un presidio fondante della nostra democrazia, va preservato e difeso in tutti i territori»

Sala del consiglio, atti intimidatori nei confronti dei giornalisti in videoconferenza
25 Giugno 2020
Ultimo aggiornamento
Giovedì 25 Giugno 2020, ore 15:59
Tavoli di analisi nelle prefetture sul fenomeno delle intimidazioni e minacce ai giornalisti

Gli episodi di intimidazione e di minaccia ai giornalisti hanno un trend in crescita rispetto agli anni precedenti: fino al 16 giugno, si contano già 83 casi.

Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha presieduto questa mattina il Centro di coordinamento delle attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti.
«Coinvolgeremo le prefetture con tavoli di analisi del fenomeno a cui parteciperanno l’ordine professionale e le associazioni di categoria, da convocare, in tempi brevi, anche da remoto. La libertà di stampa rappresenta un presidio fondante della nostra democrazia, che va preservato e difeso in tutti i territori», ha dichiarato il ministro al termine della riunione in videoconferenza al Viminale.

Il ministro dell’Interno ha ribadito che gli episodi di intimidazione e minaccia verso i giornalisti sono oggetto di costante attenzione, ai fini della tempestiva adozione dei necessari interventi e delle più idonee misure di tutela ed, in tal senso, ha ricordato la direttiva ai prefetti del 24 gennaio scorso, con cui è stato avviato un monitoraggio strutturato semestrale per conoscere e analizzare i fattori e gli scenari di rischio in sede locale, nonché le iniziative assunte e le misure adottate a livello territoriale. Ha preannunciato che gli esiti del primo monitoraggio, relativo al semestre gennaio-giugno 2020, saranno disponibili entro il prossimo mese di luglio.

La titolare del Viminale ha ringraziato per l’impegno di prefetture, Forze di polizia e rappresentanti del mondo dell’informazione, che ha consentito di sviluppare una proficua e intensa collaborazione anche al fine di migliorare l’attività sia in termini di prevenzione e repressione degli episodi di minaccia ed intimidazione. Ha quindi richiamato lo specifico contributo offerto dall’Organismo permanente di supporto, istituito presso il dipartimento della Pubblica sicurezza e presieduto dal prefetto Rizzi, che, oltre ad effettuare il costante monitoraggio del fenomeno, è chiamato ad elaborare gli strumenti di intervento operativo.

Per intensificare l’attività di prevenzione e di repressione del fenomeno, è stato condiviso con i rappresentanti dei giornalisti:

  • di potenziare l’attività operativa contro il fenomeno con l’attivazione di tavoli con i referenti locali delle associazioni di categoria nelle prefetture delle aree che registrano la maggiore incidenza, anche al fine di definire a livello locale gli interventi più idonei alla prevenzione;
  • di avviare iniziative di formazione congiunta;
  • di rafforzare lo scambio di informazioni tra i diversi soggetti interessati;
  • di rivolgere una attenzione specifica agli atti intimidatori diffusi sulla rete social, in evidente crescita.

Alla videoconferenza hanno partecipato il viceministro all’Interno Matteo Mauri, il capo di Gabinetto Matteo Piantedosi, il capo della Polizia Franco Gabrielli, il vice direttore generale della Pubblica Sicurezza - direttore centrale della Polizia criminale Vittorio Rizzi, la vicepresidente e il segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti Elisabetta Cosci e Guido D'Ubaldo, il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana Giuseppe Giulietti.

I DATI (al 16 giugno 2020)

  • Nel 2020 sono stati già registrati 83 episodi, con un trend in crescita (nel 2018 erano stati 73, 87 nel 2019).
  • Gli episodi sono riconducibili a matrici e motivazioni di diversa natura, inquadrabili in macro aree di riferimento:
    • atti provenienti da ambienti della criminalità organizzata (10 episodi nel 2020);
    • atti riconducibili a motivazioni socio-politiche (37 episodi nel 2020);
    • atti provenienti da altri contesti (36 episodi nel 2020). 
  • Nel 2018 e nel 2019, circa un quarto delle intimidazioni è pervenuta via social network (24% per il 2018 e 23,5% per il 2019), in questo primo periodo del 2020 il dato è notevolmente aumentato, attestandosi al 43%.
  • 70 episodi sul totale complessivo riguardano le regioni Lazio, Campania, Sicilia, Calabria e Lombardia.