Non c’è una mossa che può risolvere da sola la questione immigrazione

Palazzo dei Marescialli
7 Luglio 2017
Ultimo aggiornamento
Martedì 11 Dicembre 2018, ore 14:00
Il ministro Minniti a Palazzo dei Marescialli interviene a una tavola rotonda sulle politiche per i rifugiati

Al vertice di Tallinn l'Italia «ha portato a casa quello che aveva previsto di portare a casa». Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno Marco Minniti, in occasione del seminario, organizzato nella sala conferenze di Palazzo dei Marescialli sul tema “I nuovi modelli organizzativi per il diritto alla protezione internazionale: il piano straordinario del Csm”. Si è trattato di un vertice informale, «quindi senza capacità decisionali», ha sottolineato Minniti.

Il ministro Minniti ha tenuto a precisare che l’Europa, in realtà, «ha riconosciuto il problema dei rimpatri, sempre sostenuto dall'Italia». Inoltre, dal vertice di Tallinn è emerso che se qualche Paese non accetterà i rimpatri, l’Europa procederà con il blocco degli accessi legali, non rilasciando i visti. «Non mi pare una cosa piccola piccola», ha commentato Minniti. Inoltre, «ha detto sì al codice di condotta», dopo l’indagine sulle ong condotta dalla commissione Difesa del Senato della Repubblica.

I flussi migratori, ha osservato Minniti, sono «un fenomeno epocale» che «ci ha accompagnato già per molti anni e, è mia convinzione, ci accompagnerà ancora per altri anni». L’approccio deve essere quello di «non sottovalutare nulla» e di riuscire a dare «più risposte contemporaneamente» perché non «c’è una mossa che può risolvere da sola la questione». 
Il ministro dell’Interno ha poi ricordato la sottoscrizione del patto con l'Islam italiano: «una questione gigantesca». Infatti, ha precisato, è stato importante non intervenire con una legge su questioni di religione, ma con un accordo che si compone di «una sequenza di articoli della Costituzione italiana; quindi, chi lo ha firmato ha detto “siamo musulmani italiani”». Il patto prevede, tra l’altro, che ogni moschea, come tutti i luoghi di culto, sia un luogo aperto al pubblico, con Imam riconosciuti e sermoni in lingua italiana; stabilisce anche che siano resi pubblici i finanziamenti, interni e internazionali, nel caso di nuovi luoghi di culto.

Sull’associazione diretta tra sbarchi e terrorismo, il ministro Minniti è convinto che sui tratti di «un’equazione sbagliata». Pensa, invece, che la vera equazione sia tra terrorismo e mancata integrazione. «Da Charlie Hebdo in poi – ha spiegato - si capisce che è questo il cuore della questione. Alcuni dei terroristi erano figli dell'Europa, di seconda generazione, figli della mancata integrazione. Non tenere insieme accoglienza e capacità di integrazione – ha concluso - vuol dire non essere particolarmente attenti al presente e al futuro del nostro Paese».

Martedì prossimo, alla riunione di Frontex nella sede di Varsavia, l'Italia continuerà a difendere la sua posizione, perché, ha osservato Minniti, non si può pensare a una missione che sia internazionale per il salvataggio e poi che abbia un solo Paese per l’accoglienza. Su questi temi in Europa ci sono posizioni differenti. «Ne discuteremo con fermezza», ha assicurato il ministro.

Anche il capo di Gabinetto prefetto Mario Morcone è intervenuto al seminario e ha dichiarato che la «trattativa non è chiusa, come viene rappresentato». La prossima tappa negoziale nella sede di Frontex a Varsavia «chiederemo di intervenire su Triton».

Per quanto riguarda le polemiche sul confine austriaco, il direttore centrale dell'Immigrazione e della Polizia delle Frontiere prefetto Giovanni Pinto ha affermato che «che si è trattato di una autentica bufala». I rapporti con i colleghi francesi e austriaci sono ottimi, ha assicurato il prefetto a margine dell'inaugurazione dei nuovi locali della polizia di frontiera di Ponte San Luigi, a Ventimiglia. 
Anche l’aumento dei flussi migratori, ha affermato, «è una ipotesi tutta da verificare». È vero che «c'è un trend e siamo tutti legittimamente preoccupati». Il ministro Minniti, ha ricordato, ha dichiarato proprio ieri di aver «messo in campo tutte le iniziative possibili e immaginabili» e che la questione migranti sarà trattata con fermezza. 
«Ventimiglia – ha aggiunto il prefetto - è uno dei tanti luoghi da seguire con particolare attenzione. Ormai l'emergenza immigratoria non riguarda soltanto i confini, ma il territorio». Al momento, tuttavia, il prefetto Pinto ritiene che non ci sia bisogno di potenziare le forze dell’ordine.