Un percorso virtuoso a Reggio Calabria per i “figli di ‘ndrangheta”

Reggio Calabria, firma dell'Accordo Quadro "Liberi di scegliere"
3 Luglio 2017
Ultimo aggiornamento
Martedì 11 Dicembre 2018, ore 14:00
Il ministro dell'Interno Minniti e della Giustizia Orlando firmano in prefettura l'Accordo Quadro "Liberi di scegliere"

Cerimonia il 1° luglio nella prefettura di Reggio Calabria per la sottoscrizione dell’Accordo Quadro per la realizzazione del progetto “Liberi di scegliere”, percorsi personalizzati di rieducazione, sostegno e reinserimento sociale in favore di minori e giovani adulti provenienti e/o inseriti in contesti di criminalità organizzata.

Il documento è stato firmato dal ministro dell’Interno Marco Minniti, dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, dal presidente della regione Calabria Mario Oliverio, dal presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria Luciano Gerardis, dal delegato del presidente della Corte d’Appello di Catanzaro Luciano Trovato, dai presidenti dei Tribunali per i Minorenni di Catanzaro e di Reggio Calabria Luciano Trovato e Roberto Di Bella, dai procuratori della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Catanzaro e di Reggio Calabria Maria Rita Tartaglia e Giuseppina Latella.

Nell’illustrare l’iniziativa il prefetto Michele di Bari ha sottolineato che è indispensabile l’impegno corale e sinergico delle istituzioni per offrire ai “figli di ‘ndrangheta” un’alternativa ad una vita già segnata.

I due ministri hanno evidenziato il pionierismo del presidente del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria e della magistratura minorile calabrese che hanno intrapreso un percorso encomiabile e coraggioso muovendosi, con estrema sensibilità ed equilibrio, in un contesto particolarmente delicato quale quello della famiglia e hanno ringraziato il presidente della regione Calabria per le risorse messe a disposizione, indispensabili per l'attuazione dell’iniziativa.

Il ministro Minniti ha affermato che la sottoscrizione dell’Accordo rappresenta «una bella pagina di civiltà che fa vedere in controluce l’anima e lo spessore di una democrazia. La libertà di crescere e di operare scelte responsabili e consapevoli è un diritto intangibile e inviolabile che deve essere garantito dalle istituzioni democratiche.»

«Interrompere il circuito familiare mafioso» ha detto «è dovere dello Stato che deve intervenire per incidere sulle vocazioni fondate su disvalori.» Di qui l’importanza dell’educazione, che è formazione e capacità di orientare i comportamenti: spezzare la sudditanza psicologica del vincolo di sangue vuol dire per Minniti «scardinare la forza di un sistema perverso che si alimenta e si riproduce proprio per il vincolo di sangue.»

«Allontanare i minori da contesti familiari mafiosi» ha concluso il ministro «non è un atteggiamento repressivo dello Stato bensì un atto di amore perché spesso la violenza si combatte con l’affetto.»

L'Accordo Quadro

Il documento mira a garantire:

  • adeguate tutele per una regolare crescita psico-fisica; 
  • un programma sperimentale di prevenzione della marginalità sociale attraverso opportunità formative, lavorative e ricreative, valorizzandone le potenzialità; 
  • azioni volte al reinserimento dei minori ed interventi di giustizia riparativa che coinvolgano, ove possibile, anche il nucleo familiare di appartenenza.

Le parti attiveranno progetti socio-educativi individualizzati con l'istituzione di specifiche equipe multidisciplinari:
- estendendone l'azione ai nuclei familiari di provenienza del minore nei casi di allontanamento e creando percorsi personalizzati; 
- individuando le linee operative che dovranno caratterizzare il funzionamento dell'equipe stesse; 
- individuando circuiti di accoglienza per i minori allontanati dal contesto familiare e territoriale di appartenenza.