Persone scomparse, il Commissario Riccio: «la tempestività nella denuncia è fondamentale»

Commissario straordinario per le persone scomparse
3 Maggio 2021
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Ultimo aggiornamento
Martedì 4 Maggio 2021, ore 10:55
Il prefetto sottolinea in un'intervista il grande lavoro di squadra dei diversi attori coinvolti nelle ricerche anche con le nuove tecnologie

«Il commissario è stato istituito allo scopo di coordinare la amministrazioni statali e non, e per interloquire con la famiglie delle persone scomparse. Non facciamo attività di polizia, ma cerchiamo le sinergie tra i vari attori». Così il commissario straordinario del governo per la gestione del fenomeno delle persone scomparse, prefetto Silvana Riccio, spiega in un'intervista a "La Verità" l'impegno e le questioni che vengono affrontate nell'ambito della struttura da lei diretta.

«Nel nostro Paese - prosegue il prefetto - c'è una grande sensibilità intorno a questo fenomeno. Si tratta di una figura unica nel contesto europeo, nata nel 2007 con un decreto del presidente della Repubblica, mentre nel 2012 è stata approvata una legge che ne riconosce funzioni e potenzialità».

In pratica, spiega Riccio, «tiriamo le fila di una rete affidata localmente ai prefetti, i quali sul territorio hanno un piano per la ricerca delle persone scomparse, concordato collegialmente con le Forze di polizia, le associazioni, i Vigili del fuoco, a seconda dei vari scenari e in base alla morfologia del territorio. Si tratta di meccanismi ben rodati, e in futuro ho previsto di attuare delle esercitazioni per affinare ancora di più la macchina delle ricerche. Inoltre, da poco abbiamo stipulato un protocollo con la Guardia di Finanza che ci permette di sfruttare le tecnologie più avanzate per il ritrovamento, come georadar e droni».

Un lavoro che si avvale di diversi attori. «Basti pensare - dice il commissario - alla Consulta nazionale delle persone scomparse istituita nel 2019, presieduta dal commissario e formata dalle associazioni e da altre componenti come la Croce rossa e il Telefono azzurro. Si riunisce periodicamente, ed è organizzata in gruppi di lavoro per dare specificità e rilievo all'azione». 

I numeri fotografano la dimensione del fenomeno. «Ci sono ancora 63.000 persone da ritrovare dal 1974 a oggi. Precisiamo che si tratta di denunce presentate formalmente alle Forze dell'ordine. Anche se - dice il prefetto -  è opportuno fare un distinguo: in quell'anno nasce la banca dati della polizia nella quale vengono inserite le denunce delle persone scomparse, mentre dal 2007 partono le attività del commissario. Noi consideriamo le cifre fino al 2006 come una sorta di archivio storico». 

Poi ci sono i minori scomparsi. «È vero che si tratta di numeri rilevanti, ma altrettanto rilevanti sono le percentuali di ritrovamento: su 7.672 minori scomparsi nel 2020, 3.322 sono stati ritrovati, pari al 43% del totale». 

«Si tratta in massima parte di stranieri non accompagnati. Sbarcano in Italia e noi li consideriamo scomparsi perché c'è una denuncia del centro di accoglienza. In realtà, come ben sappiamo, si tratta di ragazzi che arrivano e transitano perché il nostro è un Paese di sbarco. Una volta accolti sono liberi di uscire dalle strutture che li ospitano e spostarsi. Molti di loro possiedono un cellulare e contatti, e si muovono di conseguenza verso l'estero. Poi c'è anche chi finisce male, a lavare i vetri, o magari a spacciare. Vorrei sottolineare che c'è tutto l'interesse dello Stato a ritrovare questi minori». 

Per quanto riguarda invece i minori italiani, «Troviamo in questa casistica i disagi giovanili, scolastici, familiari e con gli amici. Non possiamo escludere anche l'influenza della rete. Poi ci sono i casi che partono come scomparsa, e poi si trasformano in sottrazione di minore, perché uno dei genitori porta via il figlio con sé».

Il commissario straordinario, poi, sottolinea un punto spesso non ben chiarito: «La tempestività nella denuncia di scomparsa è fondamentale, perché prima si interviene e maggiori possibilità si hanno di trovarla, e di trovarla in vita. Pensiamo agli anziani, magari affetti da demenza, che escono di casa e si perdono. Se c'è una denuncia immediata le probabilità del ritrovamento aumentano. Inoltre, la denuncia dev'essere il più completa possibile, perché le Forze di polizia baseranno le indagini sugli elementi forniti. E poi sfatiamo un mito: la denuncia può essere presentata anche telefonicamente, per poi essere formalizzata in un secondo momento».

Un altro aspetto delicato riguarda i cadaveri non riconosciuti comunicati alle Forze dell'ordine. «Qua c'è un lavoro importante, evidenzia il prefetto, quello di matching con i dati genetici. Grazie all'incrocio tra i campioni raccolti e il Dna fornito dai familiari, ad esempio, è stato possibile stabilire che i resti umani ritrovati a ottobre erano quelli di Federica Farinelli, scomparsa nel lontano 2001».

Poi, conclude il Commissario Riccio, «C'è un aspetto umano considerevole, perché questo lavoro ti mette a contatto con veri e propri drammi. Ma noi siamo sempre a disposizione dei familiari».