Il prefetto di Treviso: un periodo difficile segnato dalle difficoltà di cittadini e sistema produttivo

Prefettura di Treviso
21 Febbraio 2021
Temi
Ultimo aggiornamento
Domenica 21 Febbraio 2021, ore 18:19
Maria Rosaria Laganà torna un anno fa, quando il Covid apparve per la prima volta nella Marca trevigiana

È passato solo un anno dall'inzio della pandemia ma al prefetto di Treviso Maria Rosaria Laganà ne sembrano due. Lo confida in una intervista oggi a "Il Gazettino di Treviso", ripensando a cosa accadeva più o meno dodici mesi fa. «Mi ricordo bene il giorno in cui tutto è cominciato, in cui è partito il lockdown - racconta il prefetto - perché è il periodo del mio compleanno e mi trovavo in famiglia». 

Tra fine febbraio e inizio marzo «sembrava che il virus si potesse circoscrivere - ricorda Laganà -, che riguardasse solo alcune zone della Lombardia, che in una ventina di giorni si potesse risolvere tutto. Poi è scoppiato il caso di Vo'. Poco dopo i primi positivi anche a Treviso».

«A marzo eravamo pronti a far diventare la Marca, o alcune sue parti, zona rossa,- rivela oggi- con i confini chiusi utilizzando i soldati così come stava accadendo a Vò». Non è stato necessario perchè l'Usl è riuscita a isolare il focolaio di Geriatria avviando, contemporaneamente, la campagna dei tamponi. 

Quando è arrivato il lockdown totale la prefettura si è trovata in prima linea: «Abbiamo dovuto gestire la questione dei controlli sul territorio e poi quella delle attività produttive che si sarebbero dovute fermare. In prefettura abbiamo creato uno staff che ha continuato a lavorare in presenza, tutti gli altri dipendenti invece in smartworking. Non è stato semplice stabilire chi doveva stare aperto e chi chiuso, scelte vitali per tante aziende».

La primavera è stata durissima: «Bisognava far capire ai cittadini il pericolo che si stava correndo, spiegare perché dovevano restare a casa e muoversi il meno possibile. Ogni giorno arrivavano centinaia di domande, comprese le più assurde. Abbiamo risposto a tutti. Era necessario avere un contatto immediato con i sindaci. Abbiamo quindi creato una chat tra di noi. I messaggi arrivavano a tutte le ore, anche di notte. E continuiamo a usarla anche adesso. Sono però soddisfatta di una cosa: le sanzioni date sono state veramente esigue. I trevigiani hanno risposto bene». 

Settembre e ottobre hanno segnato la seconda fase: «Abbiamo avuto i tanti contagi nelle case di riposo, una vera emergenza. In estate c'era stato un calo brusco della curva, qualcuno forse si era illuso che fosse finita. Non era così. Poi la protesta in piazza delle partite Iva e i divieti di Natale: un vero pugno in faccia, soprattutto per commercio e turismo. Ho capito la rabbia e la delusione del settore economico della provincia. Ma certe proteste, come tenere aperti i locali nonostante i divieti, sono state sbagliate: abbiamo dato sanzioni, poche rispetto ad altre zone d'Italia, forse una decina. È stato multato anche il sindaco andato a pranzo in un ristorante aderente alla protesta. Un gesto di solidarietà, ma un messaggio sbagliato. Comunque il sindaco ha capito e ha pagato senza alcuna rimostranza».

«Ora siamo più attrezzati - conclude il prefetto guardando a questo inizio d'anno -. I segni della crisi si vedono ma basta poco per far ripartire tutto. Siamo fiduciosi».