Il prefetto di Verona «Così la mafia tenta di infiltrarsi»

Facciata della prefettura di Verona
20 Febbraio 2021
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Ultimo aggiornamento
Sabato 20 Febbraio 2021, ore 12:38
Nuova interdittiva della prefettura pochi giorni fa. Il tessuto produttivo della provincia «fa gola a chi vuole fare affari illeciti»

«Le mafie hanno la caratteristica di avere capacità di adattamento e di sfruttamento delle potenzialità ai fini criminogeni dell'area nella quale si trovano ad operare. E il territorio veronese- un tessuto produttivo molto importante, una provincia che si trova nei primi dieci posti per valore di export, e con una grande capacità di attrattiva di capitali e di finanziamenti -, sicuramente fa gola a chi vuole fare affari illeciti». Lo spiega il prefetto di Verona, Donato Giovanni Cafagna, con una intervista questa mattina ad "Avvenire", dove analizza il sempre più pervasivo insediamento delle cosche al Nord.

Le caratteristiche dalla mafia che opera a Verona sono «innanzitutto, la mimetizzazione - sottolinea il prefetto-. Qui la criminalità organizzata tende a non dare nell'occhio con reati quali incendi dolosi, estorsioni, omicidi. Ancora, il camaleontismo societario, cioè una continua costituzione di società diverse, per rendersi difficilmente attaccabile. E ha a disposizione una rete di professionisti capaci e spregiudicati pronti a fare da prestanome.

Li ritroviamo spesso a capo delle cosiddette società "cartiere", che esistono soltanto allo scopo di frodare lo Stato. Da questo punto di vista sono importanti, non solo le misure di prevenzione patrimoniale, ma anche quelle personali, e un'attenzione particolare degli Ordini professionali sui propri iscritti, con le cancellazioni dagli Albi di quanti si scoprisse essersi resi disponibili per questo tipo di operazioni».

«Le società legate alla criminalità organizzata - prosegue il prefetto - in genere a costi molto concorrenziali, potendo contare su risorse illegali. Inoltre, questi soggetti operano in modo borderline, ai margini dell'economia, sfruttando tutti gli strumenti tipici della criminalità economico-finanziaria, come le false fatturazioni, l'evasione, l'elusione fiscale, a volte anche l'irregolare collocamento della forza lavoro, l'approvvigionamento di merci attraverso canali opachi, come il contrabbando internazionale. Un'altra "occupazione" è il traffico e lo smaltimento illegale dei rifiuti».

L'infiltrazione mafiosa ha delle conseguenze profonde, «perché - sottolinea il prefetto - altera gli equilibri, disegna germi di illegalità in un tessuto produttivo solido e così lo indebolisce. Ed erode quei principi di correttezza e lealtà negli affari che rendono forte un sistema economico, incrinando il clima di fiducia tra gli operatori. Quindi è una forma di parassitismo dell'economia.

Nel 70% dei casi si tratta di soggetti affiliati alla 'ndrangheta calabrese. Nelle recenti ordinanze "Taurus" e "Isola Scaligera" gli inquirenti affermano che la presenza sul territorio veronese di alcune famiglie affiliate alle cosche mafiose è almeno trentennale. Ma qui cosche che in Calabria sono avversarie, trovano una sorta di pax finalizzata a mantenere una situazione di relativa tranquillità per poter sviluppare i loro obiettivi economico-finanziari».

Infine l'importanza dell'attività di prevenzione: «I tempi dell'attività giudiziaria sono piuttosto lunghi, invece con le misure preventive è possibile procedere in maniera più celere. Oggi l'attenzione dev'essere ancora maggiore perché, indebolendo alcuni operatori economici, la pandemia ha ampliato la possibilità per la mafia di acquisire attività a basso prezzo. Inoltre, c'è la disponibilità di grandi risorse che possono essere destinate nel territorio per grandi opere pubbliche, e quindi serve un monitoraggio costante e uno scambio informativo serrato tra
le varie forze di polizia. Il Gruppo Interforze Antimafia, che consente di mettere a fattor comune le informazioni di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, e anche della Dia, consente di attaccare su più fronti questi soggetti».