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Testimonianze di coraggio: Federico Del Prete, il sindacalista antiracket al fianco degli ambulanti

18 Febbraio 2018

Ultimo aggiornamento:

Martedì 19 Febbraio 2019, ore 10:48
Fu ucciso dal clan dei casalesi a Casal di Principe il 18 febbraio del 2002. Si era schierato in difesa dei commercianti costretti a pagare il pizzo

La sera del 18 febbraio 2002 Federico Del Prete  era nel suo ufficio, in via Baracca a Casal di Principe, in provincia di Caserta. Mancava qualche minuto alle 19,30. Mentre era al telefono, una persona entrò all'improvviso. Federico ebbe appena il tempo di rendersi conto di essere di fronte ad un killer della camorra, poi cinque colpi in rapida successione lo colpirono allo stomaco e al torace, lasciandolo per terra senza vita.

Del Prete era il rappresentante provinciale e presidente nazionale del Sindacato Nazionale Autonomo Ambulanti: difendeva i commercianti costretti a pagare il pizzo e fu ucciso per aver denunciato il racket imposto dalla camorra sui mercati delle province di Napoli e Caserta. Il giorno dopo la sua uccisione sarebbe dovuto andare a testimoniare al processo contro un vigile urbano di Mondragone, che aveva denunciato alla squadra mobile di Caserta per racket.

La storia di Federico si snoda nel contesto della mafia casertana, in un settore particolarmente delicato in cui, attraverso i suoi iscritti e la sua attività di denuncia, evidenziava l'enorme malaffare diffuso nei comuni di Casal di Principe, Capua, San Marcellino, Mondragone, Villa Literno, nel casertano, e nelle zone di Frattamaggiore, San Giovanni a Teduccio, Acerra, nel napoletano, insomma tutte zone ad alto rischio criminale. Ad ucciderlo fu Antonio Corvino, uno dei killer del clan dei casalesi, condannato a quattordici anni di reclusione.

Per aver combattuto come sindacalista battaglie di legalità per gli operatori del commercio ambulante e aver efficacemente collaborato con le forze dell’ordine, gli fu conferita nel 2009 la medaglia d’oro al Merito civile.
Lo Stato ha onorato il suo sacrificio con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/99.

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